Sharing economy: un punto della situazione in Italia

Due recenti ricerche hanno analizzato la sharing economy in Italia, anche attraverso un confronto con il mondo delle cooperative. Vediamo quali sono i dati interessanti

Una ricerca condotta da Fondazione Unipolis, dal titolo “Dalla sharing economy all’economia collaborativa”, presentata lo scorso ottobre, ha analizzato il fenomeno della sharing economy italiana e lo ha confrontato con il mondo delle società cooperative.  In questo studio gli autori si sono soffermati sull’analisi delle caratteristiche dell’economia collaborativa da cui trarre spunti applicabili al mondo delle cooperative. Certo, all’interno della sharing economy coesistono realtà molto diverse: alcune società sono diventate delle multinazionali, mentre altri fenomeni sono nati e rimasti come esperimenti civici e di solidarietà sociale. Ma il mondo delle cooperative può sicuramente trarne qualcosa. Per farlo lo studio ha preso in esame alcuni casi e settori specifici.


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Sharing economy: trasporti e turismo in prima fila

Il settore dei trasporti è quello in cui sono più attive le piattaforme tecnologiche italiane, espressione dell’economia collaborativa. A dircelo è un’altra indagine: quella condotta da Collaboriamo.org con il supporto di Phd Italia e coordinata da Marta Maineri. Nel 2015 è cresciuto del 6% rispetto all’anno precedente e conferma l’interesse degli italiani verso nuove forme di mobilità. All’interno del comparto ci sono molti operatori, come i noti BlaBlaCar a Uber. Soprattutto quest’ultima società nell’ultimo anno ha fatto molto parlare di sé, con la vicenda del blocco del servizio UberPop. Secondo lo studio di Unipolis, i tassisti percepiscono Uber come un concorrente sleale, ma parte degli intervistati ritiene che un’opposizione sterile non serva a niente. Infatti, secondo loro, il servizio dei taxi è destinato comunque a cambiare.

Il secondo settore in cui le piattaforme della sharing economy sono cresciute (+5% rispetto al 2014) è quello del turismo. Dall’accoglienza all’offerta di visite guidate, nel turismo ci sono moltissimi servizi espressione dell’economia collaborativa. Un caso preso in esame dalla ricerca Unipolis è quello di Airbnb. Ormai questa società è una multinazionale notissima, in continua espansione, anche nel nostro paese. Ma le agenzie di viaggi legate al mondo cooperativo intervistate hanno dichiarato che la sua entrata in scena non ha avuto ricadute sulla loro attività. Chi ne ha risentito sono invece gli operatori del web.

Un altro settore oggetto dell’indagine Unipolis è quello delle cooperative sociali che operano nel campo dell’assistenza alle persone. Gli intervistati hanno accolto positivamente l’idea di sviluppare nel comparto delle piattaforme tecnologiche tipiche dell’economia collaborativa. Anche se rimangono delle perplessità: gli utenti (soggetti deboli come disabili e anziani) non possono essere privati di determinate garanzie di sicurezza e affidabilità. Resta perciò da capire come applicare i vantaggi della sharing economy a questo comparto.

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Le conclusioni dell’indagine

Le conclusioni della ricerca della Fondazione Unipolis mostrano come alcune caratteristiche chiave della sharing economy possano essere esportate nel mondo cooperativo. L’economia collaborativa si è sviluppata negli anni della crisi e ha risposto a una domanda di bisogni in una maniera innovativa, aggregando comunità fatte di persone anche molto distanti tra loro. Le cooperative potrebbero trarre spunto da queste innovazioni e usare la tecnologia per coinvolgere sempre più soci, oppure usare le piattaforme già esistenti per offrire in maniera più efficiente i servizi ai loro affiliati. Secondo la ricerca, per le cooperative ci sarebbe anche da imparare dai meccanismi reputazionali che sono alla base della fiducia nella sharing economy, così da favorire la trasparenza e la democrazia al loro interno.

In ultimo, la ricerca ha osservato come anche la sharing economy abbia da imparare dal mondo delle cooperative. Oggi il 70% delle piattaforme collaborative costituisce un’impresa, regolarmente iscritta alla Camera di Commercio e il 56% di queste sono delle società a responsabilità limitata, come evidenziato nella ricerca di Collaboriamo.org. Ma il settore si sta guardando con interesse al modello cooperativo come forma giuridica più calzante per le nuove imprese.  In definitiva, ciò che emerge dai dati delle due ricerche è una fotografia sostanzialmente identica della sharing economy: sviluppatasi grazie alle tecnologie negli anni della crisi per far fronte alla domanda di bisogni, ha ancora margini di crescita, anche se c’è bisogno di una maggiore diffusione della cultura della condivisione, elemento indispensabile per la crescita di community ampie.




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