Sharing economy: trasporti e turismo in pole position

In Italia i trasporti e il turismo sfruttano a pieno le potenzialità della sharing economy. A fondare imprese "sharing" sono più gli uomini, ad utilizzare i loro servizi però sono più le donne.

È stata di recente pubblicata una ricerca, realizzata da Collaboriamo.org con il supporto di Phd Italia e coordinata da Marta Maineri, che ha mappato e studiato le piattaforme italiane espressione del fenomeno della sharing economy, in cui si inseriscono le pratiche di coworking, cohousing, etc. Le piattaforme collaborative, tramite il web, permettono alle persone di entrare in contatto e promuovere lo scambio di risorse, come competenze, tempo, denaro, spazio.


image by Bacho

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Quelle censite ai fini della ricerca sono quelle che non erogano direttamente servizi o prodotti e quindi non impongono prezzi nelle transazioni tra utenti, lasciando ai membri la decisione su questi aspetti. Inoltre non selezionano personale e consentono le transazioni tra utenti, affiancate da un sistema di recensioni. A queste piattaforme di collaborazione, di natura tecnologica, partecipano sia privati che professionisti. Le piattaforme censite sono state 118, di cui 91 italiane e 27 nate all’estero ma con uffici in Italia.

Il primo dato rilevante che emerge dal report è la forte crescita di queste piattaforme in molti settori. Come quello dei trasporti, che oltre a confermarsi il più popolare, ha conosciuto una crescita del 6,6% rispetto all’anno precedente. In questo comparto si collocano le piattaforme di ridesharing, come BlaBlaCar per tratte lunghe, o Letzgo e Mooca, per percorsi urbani. Il secondo settore in cui ci sono più piattaforme è quello del turismo, la cui diffusione si è incrementata del 5%. In questo ambito non ci sono solo i siti per l’accoglienza, come Airbnb, ma anche quelli dedicati alle esperienze dei turisti, come Guidemeright. Altro dato significativo è la nascita di piattaforme collaborative nel settore della cultura che rappresentano il 9% tra quelle censite. In questo settore ci sono quelle di scambio dei libri e tutte quelle che propongono un nuovo approccio al mondo della cultura.

Sharing economy: modelli di business e forme di finanziamento

Il 70% di queste piattaforme collaborative costituisce un’impresa, regolarmente iscritta alla Camera di Commercio. Il 56% di queste sono delle società a responsabilità limitata e il 26% sono startup innovative. Le capacità occupazionali della sharing economy in Italia sono ancora abbastanza basse: la media è infatti di 1,9 collaboratori stabili per ogni realtà e 2 occasionali. L’88% delle piattaforme collaborative ha esplicitato le proprie fonti di ricavo: la più diffusa (37% del totale) deve le sue entrate alle commissioni sulle transazioni sugli utenti.  Seguono gli abbonamenti, la pubblicità e gli sponsor.

Sul fronte finanziamenti, l’indagine ha rilevato che è calata la percentuale (dal 52% al 36%) di piattaforme che ha potuto contare soltanto su fondi propri. Infatti il 21% delle realtà analizzate ha ricevuto dei finanziamenti esterni. Soltanto tre piattaforme sono nate grazie al crowdfunding e, di queste, una solamente con una quota superiore al 50%; sette si sono rivolte a genitori e parenti, a conferma della tendenza italiana di trovare in famiglia il capitale per avviare un’impresa. Singolare il fatto che soltanto una piattaforma collaborativa si sia rivolta alle banche.

Founder e utenti della sharing economy

Altri dati interessanti sono quelli sui founder e sugli utenti. Se i founder sono per lo più uomini, che nella maggior parte dei casi ha avuto altre esperienze lavorative, tra gli utenti sono più attive (anche se per poco) le donne, che utilizzano queste piattaforme per rispondere a una domanda di bisogni o interessi culturali. L’età delle persone più attive nell’economia collaborativa si concentra nella fascia 34/54 anni, cresciuta sino al 49%. Il secondo segmento di età più attivo è quello compreso tra i 18 e 34 anni (44%), mentre sono pochi gli over 54 (6%) e gli under 18 (1%).

Le conclusioni tratte alla fine della ricerca evidenziano una scarsa maturità del mercato dovuta alla novità dei servizi offerti. Anche se la sharing economy ha conosciuto una crescita notevole anche a causa della crisi, nel nostro paese c’è una scarsa cultura della condivisione. Inoltre, secondo la ricerca, ciò che manca alle piattaforme per crescere è una migliore usabilità (cosiddetta user experience) e la creazione di una folta community, elemento necessario per il decollo di alcuni comparti. Infatti gli utenti e le transazioni sono ancora troppo pochi per generare ricavi sufficienti e attrarre nuovi investimenti.

 



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