Sempre più pomodori dalla Cina: Coldiretti lancia l’allarme

Il mancato obbligo di indicare sull'etichetta la provenienza della materia prima, ci espone al rischio di mettere nel carrello un sugo preparato con pomodori cinesi

Il pomodoro è il condimento più acquistato dagli italiani che, però, rischiano di preparare i loro primi piatti con sughi che d’italiano hanno ben poco. A lanciare l’allarme la Coldiretti secondo cui, nel 2015, le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina sono aumentate del 680% raggiungendo quota 70 milioni di chili. In pratica, il mancato obbligo di indicare sull’etichetta di alcuni prodotti la provenienza della materia prima avrebbe spianato la strada al Far West delle importazioni. Con la Cina a farla da padrona, nonostante le numerose segnalazioni di irregolarità da parte dell’Unione Europea.


pomodori

image by ewastudio

“Dalla Cina – hanno fatto sapere dalla Coldiretti – si sta assistendo ad un crescendo di navi che sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato di pomodoro da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro”. Stando a quanto precisato dall’associazione degli agricoltori, infatti, l’obbligo di indicare la provenienza della materia prima vale solo per la passata di pomodoro, ma non per i sughi pronti (quelli che “sbancano” tra i single) o i concentrati. Il risultato? Quando andiamo al supermercato, è verosimile che nel nostro carrello finisca un sugo preparato con pomodori cinesi.

“La Cina ha aggiunto la Coldiretti – ha iniziato la coltivazione di pomodoro per l’industria nel 1990 e oggi, dopo aver superato l’Unione Europea, rappresenta il secondo bacino di produzione dopo gli Stati Uniti. Ma il gigante asiatico – hanno precisato dall’associazione – anche nel 2015, ha conquistato il primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micro-tossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, da parte dell’Unione Europea. Su un totale di 2.967 allarmi per irregolarità segnalate in Europa – ha rincarato la Coldiretti – ben 386 (pari al 13%) hanno riguardato la Cina”.

E non si trascuri il risvolto meramente occupazionale. Se la quantità di concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina continuerà a salire, le ripercussioni sull’industria italiana saranno inevitabilmente negative. A tal proposito, la Coldiretti ha ricordato che in Italia sono 8 mila gli imprenditori agricoli che si dedicano alla lavorazione del pomodoro da industria e che sono a capo di 120 imprese di trasformazione che danno lavoro a 10 mila addetti. Si tratta di una produzione il cui valore complessivo supera i 3,3 miliardi di euro. E su cui la concorrenza (sleale?) che arriva dal lontano Oriente pone un’ipoteca pesante.



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