Selezione del personale: è giusto aspettare il candidato ideale?

A vincere la sfida del futuro saranno coloro che sceglieranno di investire su risorse capaci, flessibili e fallibili. Vediamo perché

Chi lavora nell’ambito delle Risorse Umane si assume una bella responsabilità. Deve esaminare e scremare i curricula, convocare i candidati più interessanti e gestire al meglio i colloqui di lavoro, sforzandosi di fare emergere il meglio (o il peggio) di chi gli sta di fronte. E non lo fa certo per buonismo o per mero sadismo, ma perché deve giustificare ogni singola segnalazione a chi lo paga per individuare la risorsa giusta: quella che si adatta meglio alle esigenze dell’azienda. E’ un compito oneroso, che richiede solerzia e acume e che spinge i reclutatori più cauti a procedere coi piedi di piombo. Ma cerchiamo di essere realisti: per quanto prudenti e navigati si possa essere, l’insidia può nascondersi dietro l’angolo. Ecco perché procrastinare a lungo la scelta, in attesa che arrivi il candidato ideale, potrebbe rivelarsi una mossa infruttuosa. Destinata a far perdere tempo e ghiotte opportunità.


Selezione del personale: l’importanza di vagliare le varie possibilità

A chi non farebbe piacere imbattersi nel curriculum del candidato ideale? Quello che certifica competenze e meriti sulla carta e dimostra di essere brillante ed empatico di presenza? Con un soggetto del genere, ogni singolo selezionatore potrebbe finalmente dormire sonni tranquilli, confidando nel sicuro compiacimento del suo capo. Ma non illudiamoci troppo: come nell’amore, anche nel lavoro, incrociare il “principe azzurro” non è poi così facile. Il che non equivale a dire che bisogna per forza accontentarsi, ma provare a vagliare con più elasticità le diverse proposte, evitando di lasciarsi sedurre dalla chimera della perfezione.

Detta in altri termini: il candidato ideale – quello che ha studiato nelle scuole migliori, ha accumulato l’esperienza che serve e ha fatto incetta di riconoscimenti ed attestati di stima – potrebbe non esistere. O potrebbe essere stato assunto da un competitor più svelto di noi. Non facciamone una tragedia: il mondo è pieno di persone che vogliono dare prova delle loro capacità e che attendono che i selezionatori concedano loro un’opportunità. Il consiglio è quello di mettere da parte le idealizzazioni (che potrebbero riservare, tra l’altro, sgradite sorprese) e di guardare con lungimiranza e curiosità alle varie possibilità. Una buona soluzione potrebbe rivelarsi quella di scegliere un candidato dotato delle necessarie competenze, che dimostri passione e serietà e che non abbia paura di affrontare le sfide.

Il valore della flessibilità

Il mondo che viviamo è in continua evoluzione e le figure professionali devono adattarsi a scenari cangianti, che richiedono flessibilità, prontezza e dedizione. L’inserimento di una risorsa smaniosa di dimostrare a tutti il suo potenziale potrebbe rivelarsi quanto mai preziosa e galvanizzante e profilare margini di crescita importanti. “La sfida più bella, quando si assume qualcuno – sostiene l’esperta di Risorse Umane, Rebecca Fraser – è dimostrare il valore della flessibilità. Scovare quello che c’è dietro il titolo di studio o l’esperienza di un candidato può essere davvero esaltante. E’ importante che, nella mentalità dei manager e dei dirigenti, si attui un significativo cambiamento. Il nostro ruolo nelle Risorse Umane – ha precisato – è quello di accompagnarli in questo viaggio nuovo e di aiutarli ad assumere risorse che non abbiano paura di affrontare le sfide e i cambiamenti del futuro. Potremmo farcela solo se inizieremo a scrivere le nostre storie, senza aspettare o dipendere da qualcuno o qualcosa che potrebbe non esistere”. O comunque non arrivare mai.

E chi lo ha detto che il candidato più titolato è quello destinato a fare la fortuna della nostra azienda. Aggrapparsi alla speranza di intercettare il candidato ideale (a patto che esista) potrebbe rivelarsi quanto mai dannoso. A vincere la sfida del futuro saranno i manager che sceglieranno di investire su risorse valide, flessibili, coinvolte e fallibili, capaci di capitalizzare gli errori e di irrobustirsi professionalmente. Lo tengano a mente i selezionatori che, anziché inseguire l’illusorio sogno della perfezione, dovrebbero impegnarsi a scovare il talento di chi vuole mettersi in gioco e crescere insieme all’azienda.



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