Se i robot ci rubano il lavoro

Secondo uno studio del World Economic Forum, nei prossimi 4 anni, molti lavoratori verranno rimpiazzati dai robot e dalle macchine intelligenti. E a guardarsi di più le spalle dovranno essere le donne

Il quadro delineato dal rapporto del World Economic Forum che si aprirà oggi a Davos vaticina la perdita di ben 5 milioni di posti di lavoro (in tutto il mondo) per colpa dei robot e delle macchine intelligenti. Secondo gli esperti, infatti, molti lavoratori verranno a breve rimpiazzati dai robot programmati per svolgere mansioni di routine. Di questo e altro si parlerà nel corso del Forum che quest’anno ha come tema “La quarta rivoluzione industriale”. In pratica, i “cervelloni” radunati a Davos discuteranno di robotica, nano e biotecnologia e stampanti 3D e di come l’avanzare dell’hi-tech stia modificando gli scenari economici (e sociali) del Pianeta.


Lo studio, intitolato “Future Jobs”, ha preso in considerazione un campione di 13 milioni di persone appartenenti alle 15 maggiori economie del mondo (dalla Cina al Messico, dalla Germania agli Stati Uniti passando per Francia, Regno Unito e Giappone) che rappresentano il 65% della forza-lavoro mondiale. E ha messo in evidenza come robot e macchine intelligenti si candidino, nell’arco dei prossimi 4 anni, a sostituire molti lavoratori. Quali? A rischiare di più sono le risorse impiegate nel settore amministrativo, ma anche quelle che si occupano di energia, telemedicina e servizi finanziari. Non solo: secondo l’indagine, a risentirne di più saranno le donne alle quali vengono solitamente affidati compiti amministrativi e di ufficio. Saranno loro a subire maggiormente gli effetti della “quarta rivoluzione industriale” che promette un solo posto di lavoro guadagnato ogni 5 persi (contro la stima degli uomini che prevede, invece, un posto ottenuto ogni tre persi).

Ma le cose non andranno male per tutti. Anzi: secondo lo studio, l’avanzare della robotica e dell’intelligenza artificiale porterà nuove opportunità professionali a figure come gli analisti di dati o gli addetti alle vendite specializzate. Per quanto non si possa negare che tali avanzamenti rischiano di ampliare ulteriormente il gap tra chi sta bene e chi sta male. “I principali beneficiari dell’innovazione – ha osservato il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab – tendono ad essere i fornitori di capitali fisici e intellettuali come innovatori, azionisti e investitori, il che spiega il divario crescente di ricchezza tra coloro che dipendono dal capitale e coloro che dipendono dal lavoro. La tecnologia è quindi uno dei motivi principali della stagnazione o addirittura del calo dei redditi per la maggioranza della popolazione nei Paesi ad alto reddito. Per evitare lo scenario peggiore, cioè il cambiamento tecnologico accompagnato da carenze di talenti, disoccupazione di massa e crescente disuguaglianza ha concluso Schwab – sarà fondamentale la riqualificazione e l’aggiornamento professionale dei lavoratori“. 




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