Scatti di anzianità, giudice riconosce il diritto a lavoratori precari

Una sentenza del giudice del lavoro riconosce gli scatti di anzianità a un gruppo di insegnanti precari.

Si è conclusa dopo circa quattro anni la vicenda dei 66 insegnanti precari di Vercelli che nel gennaio del 2011 presentarono ricorso per la stabilizzazione e per il riconoscimento degli scatti di anzianità di servizio. Dopo l’analisi dell’intera vicenda, il giudice del lavoro del tribunale locale ha dato ragione alla parte ricorrente, riconoscendo dunque il diritto agli scatti da parte dei lavoratori precari.


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Ma vediamo più nel dettaglio come è andata.

Scatti di anzianità agli insegnanti precari, la vicenda

Tutto inizia nel gennaio del 2011, quando 66 insegnanti precari decidono di presentare ricorso per la stabilizzazione del proprio posto e per vedersi riconosciuti gli scatti di anzianità di servizio. Una richiesta sulla quale il tribunale del lavoro ha dovuto esprimersi in maniera piuttosto accorta, e che è collimata, dopo 4 anni, con il riconoscimento giuridico ed economico di quanto richiesto, a partire dal primo contratto annuale o comunque superiore a 180 giorni. In aggiunta a ciò, i ricorrenti hanno visto riconosciuto il proprio diritto a percepire gli scatti stipendiali di anzianità maturati negli anni.

Complessivamente, all’USR e all’Ufficio Ambito Territoriale l’intera vicenda costerà poco più di 350 mila euro: quanto sufficiente per poter indennizzare, in qualità di risarcimento economico, i docenti. Rimane ancora aperto il nodo della stabilizzazione: sul merito, l’avvocato che sta rappresentando gli interessi dei precari ha già comunicato di voler proseguire la causa, al fine di poter pervenire a tale secondo obiettivo.

A questo punto la sentenza potrebbe aprire le strade ad altri similari ricorsi per l’immissione in ruolo e per i risarcimenti per la reiterazione dei contratti a termine. Il tutto, nell’ottica di un quadro giurisprudenziale europeo, con le associazioni di rappresentanza dei lavoratori della scuola che domandano a gran voce che anche in Italia vengano riconosciute le norme europee che vietano la reiterazione dei contratti a termine oltre i 3 anni: un termine superato il quale scatterebbe l’assunzione in ruolo.




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