Saldo Tasi: è caos sulle aliquote dei Comuni ritardatari

Molte amministrazioni hanno tardato a presentare le delibere con le aliquote Tasi modificate e adesso i contribuenti non sanno quanto devono pagare

Il prossimo 16 dicembre scadono i termini per il pagamento della seconda rata della Tasi e non tutti i contribuenti italiani conoscono l’importo che devono versare. L’elenco dei Comuni in cui non è ancora stato chiarito quali aliquote o detrazioni debbano essere applicate al saldo di fine anno è infatti abbastanza lungo. Le delibere sui tributi locali dovevano essere presentate entro il 30 luglio, ma molte amministrazioni sono arrivate in ritardo generando così un po’ di confusione.


Tasi

image by Balaph

Per chi deve mettere mano al portafogli, si profilano due possibilità. Nel caso in cui nel Comune di appartenenza non sia stata emanata alcuna delibera a modifica di aliquote e/o detrazioni, la somma da versare sarà uguale a quella corrisposta lo scorso giugno per il pagamento della prima rata. Nel caso in cui, al contrario, nel proprio Comune sia stata pubblicata una delibera di modifica, ci si dovrà rifare alle nuove disposizioni e prepararsi a sborsare qualcosa in più. Ma c’è anche una terza opzione che coinvolge i contribuenti di tutte quelle amministrazioni che hanno tardato a presentare le delibere con le aliquote modificate. Come ci si comporterà? Le nebbie non sono ancora state diradate. 

Secondo i calcoli fatti dalla Uil, le amministrazioni ritardatarie sarebbero 844 (tra cui Napoli, Mantova, Avellino, Trieste e Frosinone). La commissione Bilancio del Senato ha approvato, la scorsa settimana, un emendamento che prevede per loro una “sanatoria” , ma il sistema di “conguagli” dovrebbe scattare a partire dal prossimo anno. In pratica, nei Comuni che hanno presentato le delibere fuori tempo massimo (tra il 30 luglio e il 30 settembre, fatta eccezione per quelli siciliani a cui è stata concessa una proroga speciale), il saldo Tasi dovrebbe costare come la prima rata di giugno. Ma non è del tutto sicuro perché le stesse amministrazioni hanno chiesto di anticipare l’applicazione della sanatoria alla rata di dicembre, con la speranza di mettere in cassa qualche soldo in più. Dal Governo centrale è arrivato, per il momento, un secco no, ma le discussioni non sono state ancora del tutto archiviate.




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