Saldi: -15% la prima settimana, consumi non ripartono

Non ripartono perché non ci sono soldi. Nemmeno i saldi ormai, almeno stando ad un’indagine condotta da Fismo-Confesercenti, riescono a dare una spinta ai consumi. Spendere meno, quando proprio di euro da spendere non ce le sono più, non è comunque possibile. Il calo medio nazionale nella prima settimana di vendite a prezzo più basso è del 15%, anche se resistono alcune città, come ad esempio Milano, dove i consumi sono sostenuti dalla grande affluenza di turisti stranieri. A Bologna “tengono” solo i prodotti che vengono venduti a prezzi più bassi. A Bari il calo è di circa il 25%.  Eppure, i saldi di quest’anno, fa notare Confesercenti, sono partiti già dalla prima settimana con un sostanziale dimezzamento dei prezzi quasi ovunque. Il crollo del potere d’acquisto però, causato dalla crisi, o meglio dalle nefaste conseguenze di quest’ultima, impone il risparmio più assoluto a gran parte degli italiani.


Sparisce così un vero e proprio fenomeno sociale: le file davanti ai negozi che sfociavano talvolta in veri e propri “assalti” alla merce in (s)vendita. Questo perché quasi solo i clienti abituali, magari affezionati ad un determinato negozio finiscono per  comprare, per giunta in modo piuttosto mirato (se ancora possono permetterselo) . Chi invece solitamente si muoveva perché attirato dagli sconti, chi magari non aveva una necessità impellente, ma comunque decideva di approfittare dei prezzi più bassi per fare “scorta” o comunque togliersi qualche sacrosanta soddisfazione, quest’anno pare sia perlopiù rimasto a casa, o si sia orientato su altre attività.

In un periodo storico in cui molte famiglie si vedono costrette addirittura a tagliare sulla spesa alimentare, approfittare dei saldi nel settore abbigliamento, diventa impossibile. E che tali saldi risultino piuttosto appetibili, purtroppo, conta poco, quando il budget a disposizione per il dato mese è terminato. Sono gli accessori, per loro natura non necessari, a subire maggiormente gli effetti  negativi della mancanza di liquidità che attanaglia gli italiani. In questo contesto, resiste, più di alti settori, la moda giovanile, Secondo Confesercenti infatti i genitori scelgono di non spendere per se stessi, destinando quelle poche risorse disponibili all’abbigliamento dei figli.



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