I giovani e gli stage al ministero: altro che ‘bamboccioni’

L’esercito silenzioso degli stagisti che ogni giorno cerca negli annunci, manda curriculum e spera in un contratto, o almeno in un colloquio è formato da centinaia di migliaia di giovani disoccupati italiani.


Ma prima di approfondire facciamo chiarezza lessicale su cos’è uno stage. Lo stage in azienda costituisce la fase pratica dello studio, finalizzata a far conoscere la realtà aziendale e a far acquisire gli elementi concreti di una certa attività. Detto questo bisogna districarsi tra stage curriculari ed extracurriculari, di formazione, di orientamento. Non è semplicissimo riuscire ad individuare le differenti categorie. Gli stage curriculari sono inclusi in un processo di apprendimento svolto all’interno di un’università o un istituto scolastico. Gli stage curriculari attivati un giorno prima della laurea sono di competenza statale, mentre quelli attivati il giorno dopo la laurea sono di competenza regionale perché sono stage extracurriculari, questi ultimi sono regolati da 20 diverse normative regionali.

{jcomments on}Fanno parte degli stage extracurriculari:
I tirocini formativi e di orientamento: entrambi sono finalizzati alla transizione dei giovani, neodiplomati o neolaureati, dalla scuola al mondo del lavoro. Svolti da soggetti che abbiano conseguito un titolo entro e non oltre i 12 mesi, finalizzati ad agevolare le scelte professionali e l’occupabilità dei giovani nella transizione scuola lavoro. Non possono durare più di sei mesi dentro uno stesso contesto ospitante.

 

Oltre 19.000 sono i laureati tra i 24 e i 35 anni che hanno risposto al bando del ministero del Lavoro per un tirocinio di 6 mesi pagato meno di 500 euro al mese. Le candidature complessive sono state 210.000, in media oltre 10 a testa. 10 milioni di euro sono stati messi a disposizione per 3.000 tirocini di sei mesi, tali proposte prevedono un impegno a tempo pieno tra le 30 e le 40 ore e nessun versamento supplementare. Il bando è rivolto principalmente alle quattro regioni che fanno parte dell’Obiettivo convergenza che sono Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Dei 19.000 giovani che hanno presentato la propria candidatura, circa 14.000 sono donne e 5.000 uomini. Alle 8.393 aziende spetterà quindi il compito di vagliare le varie offerte prendendo in esame i curricula messi sul sito dai candidati e a contattarli direttamente. Dopo la selezione e la scelta finale, l’azienda provvederà a fornire i dati a Italia Lavoro per l’avvio del tirocinio.

La domanda più frequente che i giovani aspiranti stagisti fanno è riferita al fatto che pochi stage portano all’assunzione. Questo è stato spiegato sulla base del rapporto Excelsior redatto da UnionCamere e Ministero del Lavoro: nel 2011 sono stati attivati 307 mila tirocini in 215 mila aziende private. Ma di questi soltanto il 10,6 per cento ha dato poi luogo a un rapporto di lavoro. Secondo Voltolina: “Forse abbiamo poche assunzioni post stage perché sono troppi gli stage stessi. C’è una parte consistente di tirocini patologici: le imprese li usano in abbondanza per sostituire ogni sei-dieci mesi un dipendente con uno o più stagisti a ciclo continuo. E non si tratta soltanto di un vizietto del settore privato, ma anche del pubblico. Gli uffici giudiziari, per esempio, fanno così: addirittura emettono comunicati stampa in cui dicono che usano i tirocinanti per sostituire il personale che non possono assumere causa austerity. Bisognerebbe avere il coraggio di ridurre il numero di stagisti. La maggior parte dei tirocini sono caratterizzati da grande opacità: l’informazione è l’arma che i ragazzi possono difendersi dalle situazioni ambigue e dagli abusi“.



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