Roma, terzo vertice sull’occupazione. Giovannini: Sconti a chi investe in risorse umane

Sarà Roma ad ospitare il prossimo vertice sulla disoccupazione giovanile, a stabilirlo, dopo una proposta del premier Letta, sono stati i leader di Germania e Francia, Merkel e Hollande. Mentre a Parigi si è conclusa nella giornata di ieri la seconda conferenza europea dopo il primissimo incontro di Berlino. L’incontro di Parigi puntava dunque sulla verifica che misure prese a Berlino fossero entrate nella fase di attuazione, e soprattutto che i maggiori Paesi avessero ancora volontà di agire.


La situazione occupazionale dei minori di 25 anni in Europa la ha superato il 23 per cento, pari a 5,6 milioni di giovani. Nella classifica l’Italia risulta essere al quarto posto, dopo Spagna, Croazia e Cipro.

La terza conferenza a Roma è un importante segno di continuità della politica europea su questo tema. Mentre per il nostro paese, a detta del premier Letta: ‘è sicuramente una prova di fiducia e una grande occasione che bisognerà sfruttare al massimo’. Il Presidente conferma ancora una volta l’incubo dell’Italia: “la disoccupazione dei giovani è il grande incubo che ci portiamo dietro da questa crisi, un incubo nazionale ma anche il grande tema europeo“.

Dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dal presidente francese François Hollande giunge anche la conferma dell’impegno a garantire che: dal primo gennaio 2014 per ogni giovane sia trovata una soluzione di avviamento all’impiego o un programma di formazione, entro quattro mesi dal termine degli studi.

Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, nella riunione che precede il vertice di Roma ha evocato un possibile piano straordinario dell’Unione europea. Nell’intervista del quotidiano ‘LA STAMPA’ Giovannini racconta: “La crisi ha fatto perdere molto capitale umano: è su quello che serve uno sforzo speciale, altrimenti il potenziale di crescita resta basso. Mentre si è già convenuto che gli investimenti in infrastrutture fisiche siano esclusi dal computo del deficit, proporrei una riflessione sull’opportunità di fare la stessa cosa con gli investimenti in capitale umano“. Immancabili le sue dichiarazioni relative alla ‘no tax area’: “In quel caso si tratta di aiutare contribuenti che hanno un reddito non tassato, che non necessariamente coincidono con i poveri. Credo invece che sia necessario e urgente introdurre uno strumento nazionale di contrasto alla povertà, come il Sia, il “Sostegno per l’inclusione attiva”, che abbiamo presentato a metà settembre. L’idea è smetterla di disperdere risorse pubbliche in mille direzioni e creare invece un sostegno di inclusione sociale – cosa molto diversa dal reddito di cittadinanza proposto dal Movimento5Stelle – che alla componente monetaria affianchi l’impegno da parte dei beneficiari a cercare lavoro, mandare i figli a scuola, a sottoporsi a visite mediche, eccetera“. Ma per un piano così secondo il ministro servirebbero circa 6-7 miliardi di euro.



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