Robot al posto degli umani: le dieci professioni più a rischio

robot che lavorano in casaMilioni di lavoratori rischiano, da qui a qualche anno, di essere rimpiazzati da robot e computer, stando ad un recente studio dell’Università di Oxford. Su un campione di 700 professioni,  sarebbero dieci quelle considerate a più alto rischio automazione(tra quelle manuali e quelle di tipo cognitivo) a fronte di moltre altre considerate sicure anche nel medio termine. Lo studio è stato condotto negli Stati Uniti ma secondo il tabloid britannico Dailymail estendibile anche agli inglesi. E per i lavoratori italiani? Di sicuro rappresenta uno spunto su cui riflettere. Secondo il parere dei ricercatori, i posti di lavoro a più alto rischio di automazione sono ad esempio quelli degli addetti ai call center, degli assicuratori e di chi per vivere ripara orologi, mentre quelli considerati in pratica “senza alcun rischio” sono quelli dei terapisti, degli audiologi e dei coreografi.

Stando alle stime dello studio accademico (l’Oxford Martin Programme), il 47% dell’occupazione statunitense sarebbe a rischio “di estinzione umana”nei prossimi vent’anni, considerando il forte impatto della tecnologia su professioni che ormai vengono svolte già da tempo da robot e computer. Basti pensare alla miriadi di azioni ripetute e manuali affidate alle macchine e non più agli operai, come ad esempio quelle delle catene di montaggio. Una su tutte: l’azienda alimentare spagnola El Dulze, che ha introdotto i robot sui nastri trasportatori, in grado di scegliere le insalate migliori, eliminando e rimpiazzando quelle che non si adeguano agli standard stabiliti dall’azienda.

Per non parlare del settore della logistica e dei trasporti, in cui l’ultima novità è rappresentata dalla ormai nota auto “robotizzata” e senza conducente sviluppata da Google.

Quali le professioni a rischio?

Quello che sorprende e inquieta però è che se fino ad oggi pensavamo a robot in grado di rimpiazzare e sostituire l’uomo nelle sue azioni manuali e fisiche, la prospettiva in un prossimo futuro è che i computer possano arrivare a rimpiazzarci anche nelle attività cognitive e per così dire più intellettuali. Tra le professioni a più alto rischio troviamo addirittura ragionieri, tecnici matematici, arbitri di partite di tennis e di calcio, segretarie di studi legali, hostess di sale ristorante, tecnici alimentari.

Le professioni più “sicure”

Sono quelle che secondo lo studio statunitense al momento non sono rimpiazzabili, neppure in prospettiva a breve-medio termine. Sul podio ricordiamo ci sono i terapisti, seguiti da audiologi e coreografi. In generale tutti i medici di pronto soccorso e i manager delle strutture ospedaliere e del settore sanità, infermieri, chirurghi ma anche nutrizionisti. Ci sono poi gli insegnanti, gli agenti delle forze dell’ordine, gli ingegneri, i professionisti delle risorse umane, truccatori e stilisti, creativi.

Una disoccupazione tecnologica che però secondo economisti ed esperti di settore è da considerare in una certa misura “fisiologica” ma soprattutto dagli effetti tutt’altro che negativi. A fronte della manodopera “di base” che viene rimpiazzata servono specialisti in grado di “creare” quegli stessi prodotti che li sostituiscono. Questo tipo di produzione tecnologica moltiplica i posti di lavoro richiesti nei servizi. Si pensi inoltre che prodotti così innovativi (ad esempio quelli del settore informatico) hanno un ciclo di vita molto breve e  richiedono un dinamismo, un livello d’istruzione e una specializzazione che solo l’uomo può apportare. Ecco, il punto allora è proprio questo per dirla con Eric Schmidt (presidente del consiglio d’amministrazione di Google): individuare le qualità e le competenze specifiche in cui gli uomini sono davvero bravi. E quindi insostituibili.

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