Riunioni di lavoro anche in bagno, ma servono davvero?

In teoria le riunioni di lavoro servono, eccome;  ad organizzare l’agenda lavorativa giornaliera, settimanale, o mensile, a risolvere problemi complessi mettendo a confronto gli esperti interni nei vari campi ai quali attengono quei problemi, a proporre nuove idee, utilissime allo sviluppo aziendale. E poi, il team building dove lo vogliamo mettere? Un vero e proprio must nel campo della gestione delle risorse umane. In teoria, dicevamo, servono  a tutto questo ed a molto altro. In pratica, le “voci” contrarie sono molte e piuttosto aggressive. Un articolo apparso oggi sul quotidiano torinese La Stampa, racconta la rivoluzione del New York Times “contro i troppi meeting, le riunioni, gli incontri che affollano le nostre giornate di lavoro, togliendoci la speranza di realizzare qualcosa di concreto prima di essere passati a miglior vita”.


Perché sul posto di lavoro, di riunioni, se ne fanno veramente troppe. E poi sono troppo lunghe, dispersive ed inutili. Così è, se vi pare. Il caso, piuttosto eclatante, raccontato da La Stampa è quello di una manager di alto livello made in Usa che finisce per essere così pressata dalle riunioni da essere costretta a “tenerle” anche in bagno, mentre è intenta ad espletare i suoi bisogni fisiologici. A quel punto decide di razionalizzare il tutto, accorciando i tempi degli incontri, limitandone il numero , ed eliminando tutta una serie di pratiche del tutto inutili e fuorvianti, che sostanzialmente paiono avere l’unica funzione di far perdere tempo (e quindi soldi) all’azienda.

C’è anche chi, basandosi sui dati, si è spinto molto più in là nelle critiche. Una recente ricerca effettuata al Virginia Tech Carilion Research Institute, ha fornito risultati per certi versi strabilianti. Unirsi in “piccoli gruppi”, come ad esempio giurie di tribunali o, appunto, partecipanti ad una riunione di lavoro, rischia di far diventare “più stupidi” (limitatamente al periodo di tempo in cui si rimane nel suddetto gruppo). Alcune individui “più sensibili ed in special modo donne”, rischiano di sperimentare una sorta di “morte celebrale”, ha sostenuto il titolare dello studio Read Montague che ha aggiunto “abbiamo rilevato chiare difficolta’ nello svolgere alcuni compiti”. Il risultato è importante, ha continuato Montague, perché praticamente tutta la nostra vita sociale è organizzata in piccoli gruppi che per rendere ancora più chiara la questione cita a proposito organismi come “i Parlamenti nazionali” e le “Nazioni Unite”.




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