Rispondere alle tipiche domande di un colloquio di lavoro

Affrontare un colloquio di lavoro è sempre emozionante. Potete farne cento ma l’emozione, il mal di pancia, il tremolio della gambe prima di entrare nella stanza non andranno mai via. Sicuramente possiamo maturare esperienza e sentirci più sicuri ma è sempre una nuova “partita” nella quale ci troviamo di fronte ogni volta uno sconosciuto. Niente pronostici, possiamo solo affidarci alla nostra “preparazione”.


Io consiglio sempre di fare una ricerca per conoscere quante più informazioni possibili sull’azienda per la quale ci candidiamo: ci serviranno per arricchire la nostra conversazione e dimostrarci interessati.


Altro punto importante è preparare qualcosa da dire su di noi. Possiamo prepararci un bel discorso da fare davanti allo specchio (che a mio parere è sempre utile) oppure prepararci le risposte alle domande tipiche dei colloqui.

Ce ne sono un po’, molto dipende dall’estrazione del selezionatore (umanistica, psicologica o tecnica) ma conoscerle può sicuramente aiutarci a prepararci psicologicamente ad affrontare la sfida del colloquio.

Una domanda tipica, che mette sempre in crisi è: “si descriva con tre aggettivi”. Se fossimo seduti di fronte ad un selezionatore nella testa frullerebbero pensieri ad una velocità pazzesca e cercheremmo di capire in fretta cosa è meglio rispondere: essere sinceri? Mentire spudoratamente? Mentire cercando di non farsi “sgamare”? cosa vorrà sentirsi dire? Meglio tutti aggettivi positivi o 2 e 1?

Non c’è ovviamente una risposta esatta. Sicuramente darne tre positivi potrebbe essere interpretato come sintomo di “arroganza” o poca autocritica. Al contrario tre negativi significherebbe eccessiva autocritica e poca autostima. Due positivi e uno negativo potrebbe essere una soluzione. Il mio consiglio è di prepararsene un po’ e poi scegliere all’ultimo sulla base del rapporto (feeling) che si instaura con il nostro interlocutore. Siate sinceri però. La sincerità è sempre apprezzata da un buon selezionatore.

Il suo miglior pregio e il suo peggior difetto”; “Qual’è la capacità che vorrebbe migliorare”; “Il suo punto di forza e il suo punto di debolezza” ;“Come la definirebbero i suoi amici?”; “Quali sono le maggiori responsabilità del ruolo per cui si candida?”. Altre domande su cui meditare anticipo. Valgono le regole sopracitate.

Ce ne sono tutta una serie che tendono a “pungolare” sul tema della gestione del lavoro. Questo tipo di domande potrebbe suscitare un po’ di tensione perché ci costringono a immedesimarci in una situazione lavorativa, a risolvere velocemente una questione/problema, e allo stesso tempo ci fanno sentire ancora più forte lo stress del “giudizio” del selezionatore”. La regola fondamentale è mantenere la calma. Non c’è fretta per rispondere. Respiriamo e pensiamo. Cominciamo a parlare lentamente in modo da avere più tempo per organizzare i pensieri prima di esprimerli. In qualunque situazione lavorativa una persona riflessiva è vista di buon occhio rispetto ad una molto frettolosa. Probabilmente non verrà dato tanto peso alla risposta in sé (a meno che non sia un colloquio molto tecnico) quanto al modo in cui rispondiamo. L’obiettivo è metterci sotto pressione. Non permetterglielo dimostrerà la nostra capacità di razionalizzazione e problem solving.

Le domande potrebbero essere: “Descriva una difficoltà in cui si è trovato, e come l’ha risolta”; “una sua idea è stata appena critica, come reagisce?”; “Si assume rischi quando necessario?” “Come procede se si accorge che è in ritardo con una consegna?”; “Come gestisce i rifiuti?”; “Come organizza e pianifica i progetti più importanti?”; “Riesce a lavorare sotto pressione?”; “Definisca la “Collaborazione“.

Poi ci sono tutta una serie di domande generiche in cui la scelta degli argomenti, dei vocaboli, il vostro tono di voce,le priorità, l’enfasi che ci mettete sono gli elementi di valutazione. Le domande potrebbero essere: “mi parli di lei”; “mi parli delle sue esperienze lavorative”; “mi parli del suo corso di studi”; “mi dica perché vorrebbe lavorare con noi”.

Come dicevo all’inizio, ogni colloquio è un universo a sé quindi non è detto che vi verranno poste queste domande ma sicuramente prepararsi un po’ all’incontro ci aiuta ad arrivare più rilassati e stimola il nostro cervello a gestire quel tipo di situazioni.



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