Riscatto Laurea: quando è possibile e come richiederlo

Raggiunto il traguardo dell’ambita laurea, sarebbe opportuno valutare l’ipotesi per un eventuale riscatto del corso di Laurea.

In linea generale, “Riscattare” significa versare volontariamente un importo stabilito dall’Inps detto “onere da riscatto”, che consenta all’interessato di coprire periodi, altrimenti privi di contribuzione per i quali:

 

  • vi è stata omissione nel versamento all’Inps dei contributi che non possono essere recuperati essendo intervenuta la prescrizione di legge;

  • non vi era l’obbligo del versamento contributivo;

  • sono state introdotte particolari disposizioni legislative.


È quindi riscattabile, anche il corso legale di laurea a condizione però che l’interessato abbia conseguito il titolo di studio (diploma di laurea o titoli equiparati).

Si possono dunque riscattare:

– i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre);

– i diplomi di specializzazione;

– i dottorati di ricerca, successivi alla laurea di durata non inferiore a due anni.


E’ necessario inoltre, che i periodi per i quali si chiede il riscatto non debbano essere coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa o da riscatto chiesto in altri regimi previdenziali.

Per le domande presentate a decorrere dal 01.01.2008 indipendentemente dalla collocazione temporale dei periodi del corso di laurea, il contributo può essere versato in unica soluzione ovvero in 120 rate mensili senza l’applicazione di interessi per la rateizzazione e la facoltà di riscatto può essere esercitata anche da coloro che, al momento della domanda, non risultino essere stati mai iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza, inclusa la Gestione Separata.


Sono esclusi dalla possibilità di riscatto:

– i periodi di iscrizione fuori corso;

– i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria.


Sono, invece compresi

– i periodi di corsi professionali post-maturità se indispensabili per l’ammissione in carriera.


Il riscatto può riguardare tutto il periodo o singoli periodi.

A partire dal 12 luglio 1997 è possibile riscattare due o più corsi di laurea, anche per i titoli ovviamente rilasciati da un’Università conseguiti anteriormente a questa data.


È importante sottolineare che non è possibile chiedere la rinuncia o la revoca della contribuzione da riscatto laurea legittimamente accreditata a seguito del pagamento del relativo onere, per cui non è possibile richiedere il rimborso per versamenti già effettuati.

La domanda deve essere presentata su apposito modulo all’Inps senza limiti di tempo allegando il certificato rilasciato dall’università, dal politecnico o dall’istituto superiore di istruzione che comprovi:

  • il conseguimento del diploma di laurea;

  • gli anni accademici durante i quali è stata frequentata la facoltà;

  • gli anni fuori corso;

  • la durata del corso legale di laurea.


L’importo da pagare viene notificato dall’Inps con il provvedimento di accoglimento della domanda di riscatto.

Nel provvedimento di accoglimento, sono indicate le modalità da seguire per il pagamento e sono precisati i termini previsti per effettuare il versamento.
Il mancato pagamento dell’importo in unica soluzione o del versamento della prima rata è considerato come rinuncia alla domanda che viene archiviata dall’Inps senza ulteriori adempimenti.
La rinuncia espressa (prima della comunicazione di accoglimento) o tacita (mancato pagamento dell’onere o della prima rata) da parte dell’assicurato non preclude la possibilità allo stesso di presentare una nuova domanda di riscatto per lo stesso titolo e periodo.

Il calcolo dell’onere da riscatto varia se il soggetto non è iscritto a nessuna gestione previdenziale o se ha già una posizione contributiva.

Per i soggetti non iscritti, l’onere dei periodi da riscatto è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo degli artigiani e commercianti moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria (vigente nell’anno di presentazione della domanda.)

Il contributo è fiscalmente deducibile dall’interessato. Nel caso il richiedente non abbia un reddito personale, il contributo è detraibile nella misura del 19 per cento dell’importo stesso, dall’imposta dovuta dai soggetti nei confronti dei quali l’interessato risulti fiscalmente a carico.

Il montante maturato, a domanda, sarà trasferito presso la gestione previdenziale nella quale l’interessato verserà contribuzione obbligatoria. Ciò vuol dire in tutte le forme obbligatorie di previdenza: diverse gestioni INPS, gestione separata, ma anche presso i fondi sostitutivi od esclusivi dell’assicurazione generale obbligatoria. Un ostacolo al trasferimento presso le Casse Professionali può essere costituito dalla normativa propria di ogni singola Cassa.

Per i soggetti già iscritti, il calcolo viene effettuato applicando alla retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi precedenti alla data della domanda, rapportata al periodo di riscatto, l’aliquota contributiva di finanziamento vigente nel regime pensionistico in cui avviene il riscatto alla data di presentazione della domanda.

Per i non addetti ai lavori, non è facile comprendere la modalità di calcolo dell’onere da riscatto e quindi avere un’idea di quello che potrebbe essere il “costo totale” del riscatto.

Il mio consiglio per chi fosse interessato, sarebbe quello di provvedere all’invio della domanda e poi valutare se effettuare i versamenti o meno, ricordando che la rinuncia al pagamento non preclude la possibilità in futuro di presentare nuovamente la domanda di riscatto.

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