Ripartire lavorativamente a 50 anni: bisogna crederci

Bisogna crederci. Per ripartire a 50 anni, la fiducia in se stessi è fondamentale. Poi, alcuni accorgimenti "professionali" possono aprire molte strade.

Ripartire a 50 anni. Negli ultimi anni sono più di un milione i 50enni e gli over 50 ad aver perso il posto di lavoro e a doversi quindi rimboccare le maniche in cerca di un nuovo impiego. La presenza massiccia di questa fascia di persone sul mercato del lavoro, riporta l’attenzione sulla situazione economica attuale che investe il nostro Paese e sulla necessità (crisi dei redditi, esodati, esuberi) che questi ex lavoratori hanno di ricollocarsi considerando che nella maggior parte dei casi hanno una famiglia da mantenere e che il licenziamento improvviso arriva proprio a pochi anni dal pensionamento. E’ il fenomeno della disoccupazione adulta. Quest’ultimo, se preso nella sua interezza, comprende anche lavoratori molto più giovani.


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Ripartire a 50 anni: una lotta anche psicologica

Il lavoro, oggi, è un valore centrale nella vita di una persona non solo come mezzo di sostentamento economico ma anche come strumento di espressione e realizzazione personale e sociale. Il disagio provocato dalla sua perdita in età matura viene vissuto per certi aspetti con maggiore intensità rispetto a quello giovanile sia per le caratteristiche di questa delicata fase della vita sia per la consapevolezza delle difficoltà che s’incontreranno nel mettersi in gioco e ricominciare. La seconda età adulta, (dai 45 ai 65 anni) infatti, è già caratterizzata da importanti cambiamenti dal punto di vista fisico e psico- sociale. E’ uno stadio in cui in genere si è portati a fare una specie di rendiconto personale su ciò che si è realizzato per sé, per la propria famiglia, sui progetti portati a termine e su quelli ancora in corso, sui propri successi o fallimenti a livello sociale e in campo lavorativo.

Anche i cambiamenti fisici (menopausa nelle donne, perdita di capelli, la comparsa di rughe etc), possono essere fonte di preoccupazione o malessere. In un certo senso si è più vulnerabili e diventa più facile rimettere in discussione aspetti di sé e attraversare un periodo di crisi che può avere un forte impatto psicologico: molto dipende da chi la vive e da come la si affronta. Rimettersi in gioco vuol dire fare i conti con una realtà lavorativa poco interessata ad investire su lavoratori di 50 anni o con più di 50 anni di età, seppur attivi e competenti, significa gestire l’incertezza e l’instabilità nella ricerca di un posto di lavoro in cui l’assenza di opportunità e i vuoti di risposte disorientano mettendo sempre più sotto pressione le persone riguardo al proprio futuro.

Vuol dire altresì, vincere il timore di cambiare attività lavorativa e di svolgere nuovi incarichi, consapevoli di trovarsi spesso in competizione con giovani ambiziosi . Tutti aspetti che contribuiscono a minare la propria autostima e l’affermazione personale considerando che a quest’età si sente maggiormente il bisogno ed il desiderio di mantenersi attivi e di essere utili non solo a stessi ma anche alle generazioni future.

Ripartire a 50 anni non è impossibile

Considerando quanto detto, ripartire a 50 anni è certo difficile ma non impossibile! Lo sprint migliore per cominciare è non abbattersi e agire con determinazione e fiducia nelle proprie capacità . Per orientarsi nel modo giusto è consigliabile fare un elenco delle proprie competenze e risorse personali (contatti compresi). L’obiettivo è potenziare o colmare eventuali gap formativi o prestazionali restando in linea con le richieste del mercato del lavoro, ampliare le opportunità da valutare, dare rilevanza a quelle proposte in cui viene considerata adeguatamente la propria situazione contributiva ai fini pensionistici. E’ importante, presentare sempre un curriculum vitae “specifico” (cioè con i requisiti giusti per ogni proposta lavorativa per la quale ci si candida) poiché aiuta ad avere maggiore visibilità da parte della società o impresa in questione e ad ottenere qualche chance in più di essere convocati.

L’esperienza acquisita con la precedente occupazione lavorativa è il cavallo vincente su cui puntare. Aver lavorato come dirigente nel settore industriale o terziario, essere un operaio specializzato e saper usare un macchinario nel modo giusto o sapersi relazionare con il pubblico o con i clienti, sono elementi che spesso nel processo organizzativo di un’azienda rappresentano un punto di riferimento importante in termini di tempo e denaro su cui vale la pena investire. Non sempre però le opportunità piovono dal cielo, quindi bisogna crearsele! Costruire una rete di contatti tra amici e familiari è indispensabile per far emergere occasioni e possibilità di cui spesso si viene a conoscenza proprio attraverso il passaparola.

Una modalità alternativa può essere quella di promuoversi sul web con l’utilizzo di social network e siti ad hoc per la ricerca di proposte adeguate al proprio profilo professionale. Ultimamente, anche se l’interesse da parte delle istituzioni verso il problema appare ancora in una fase un po’ embrionale, c’è una maggiore sensibilizzazione verso il fenomeno; lo dimostra la presenza sul territorio nazionale di associazioni quali Atdal, Unbreakfast, Lavoro over 40, Federmanager che offrono tutela e supporto ai lavoratori in età matura.

Reinventarsi escogitando nuove soluzioni è un’altra possibilità da non sottovalutare per ripartire a 50 anni, riconquistando un posto nel mercato del lavoro. Ciò dipende molto dalle proprie inclinazioni e dalle risorse economiche di cui si dispone; si può pensare a mettersi in proprio o a trasformare un hobby in una attività lavorativa. La passione per la fotografia, per la cucina, per il cucito, la cura di sé, per il fai da te o per l’artigianato in genere, possono essere il primo passo per un nuovo inizio. L’importante è avere spirito di adattamento, dare libero sfogo alla propria creatività e naturalmente credere in se stessi.



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