Riforma del lavoro, nove anni fa assassinato Marco Biagi

Oggi è il 19 marzo, festa del papà. E sempre oggi ricorre il nono anniversario dell’assassinio barbaro di Marco Biagi, giuslavorista, alle dipendenze del ministero del lavoro, allora retto da Roberto Maroni, attuale ministro dell’interno.


Stava tornando a casa quel 19 marzo del 2002, in bici, dopo essere sceso dal treno alla stazione di Bologna. Un uomo semplice, molto preso dal suo lavoro, tornava dalla sua famiglia, che lo attendeva nella loro casa, a pochi passi dal quel muro in cui viene trovata appoggiata la sua bici, davanti al corpo esanime di Biagi.

La colpa di Marco Biagi fu solo quell di concepire una riforma del mercato del lavoro, che evitasse la distinzione tra ultra-garantiti e lavoratori senza alcuna garanzia e protezione. Sognava un mercato del lavoro più efficiente e in grado di garantire un’occupazione a molte più persone, soprattutto giovani, ponendo fine alla guerra tra generazioni, con padri garantiti dal posto a vita e figli precari, in perenne ricerca di un lavoro stabile.

Da allora fu firmato il Patto per l’Italia, il 5 luglio del 2002, e fu completata una riforma del mercato del lavoro, da lui stesso iniziata, che prende appunto il nome di legge Biagi, ma che nella maggior parte dei casi niente ha a che vedere con la linea di principi espressa dallo stesso giuslavorista. Il vero torto dell’Italia a Marco Biagi è proprio questo: quello di non aver saputo mettere in pratica e attuare (o di aver addirittura stravolto) le linee guida di colui il quale, con grande forza di volontà e senso del dovere, voleva davvero dare un nuovo volto alla “vecchia” Italia! Arrivederci, Marco!



CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS