Ricomincio da Me: la vita aldilà della sopravvivenza

Tre donne, dal nulla e senza soldi, mettono in piedi una Fiera del Lavoro che richiama una quarantina di espositori, tra aziende, enti, associazioni di categoria e professionisti. La organizzano al Foro Boario di Modena e la chiamano “Ricomincio da Me”, la Fiera delle Opportunità. Già questi pochi concetti basterebbero a spazzare via una serie non trascurabile di luoghi comuni. Ma cosa diavolo potranno mai combinare tre donne che, senza alcun sostegno economico, s’impelagano nella pressoché impossibile impresa di dimostrare che in Italia ci sia ancora una qualche opportunità lavorativa, una vita aldilà della sopravvivenza. Beh, vediamolo.


Innanzitutto, va sottolineato il fatto che sia stata una Fiera profondamente legata al territorio che l’ha ospitata. La sua forza, si è avvertito chiaramente frequentandola, è stata quella di mantenere ed anzi diffondere l’importanza della relazione con il contesto economico e socio culturale in cui si opera. Un evento simile, su scala più ampia, diventerebbe probabilmente qualcosa d’altro, data l’assoluta centralità della persona e dato anche che quest’ultima è necessariamente inscindibile dalla  terra  in cui vive. Detto questo, pur essendo un evento su base regionale, i “nomi” c’erano tutti. La Expert System di Stefano Spaggiari, per capirsi l’azienda che ha venduto il correttore grammaticale a Microsoft. La Tecno Futur Service di Giancarlo Maselli, specializzata in indagini diagnostiche e rilevazioni sul campo di danni strutturali alle mura di edifici e monumenti. L’impresa ha lavorato, ad esempio, sul grattacielo Pirelli di Milano dopo l’incidente aereo del 2002, sul santuario di Santiago di Compostela, nelle zone colpite dal terremoto del 2009 in Abruzzo ed in quelle devastate dal più recente sisma emiliano. O ancora, la E-Local; un’azienda che grazie alle straordinarie intuizioni di Marco Gardella, un ingegnere ambientale di 27 anni , progetta sistemi di monitoraggio e risparmio dei consumi energetici che addirittura, in taluni casi, riescono a “prevedere” i consumi stessi, riducendo al minimo gli sprechi. Le applicazioni possibili in ambito industriale dei loro “giocattolini” sono potenzialmente infinite.

E poi, c’era anche la Ferrari. La leggendaria casa automobilistica di Maranello ha presenziato con un seminario che ha chiuso la due giorni fieristica dedicato a Formula Uomo, un progetto nato nel 1997 per il rinnovamento degli insediamenti produttivi Ferrari, con l’intento di offrire ai propri Dipendenti le migliori condizioni di lavoro possibili.Una filosofia, quella di Ferrari, che considera le Persone come il fulcro attorno al quale devono rotare tutte le attività aziendali. Per quale ragione il Cavallino Rampante si sia “scomodato” per una fiera locale, per giunta alla prima edizione e quindi praticamente sconosciuta, non ci era in effetti molto chiaro. Così, siamo andati a chiedere. A fine manifestazione, abbiamo infatti osservato che “Sì, Ricomincio da Me ha avuto un ottimo successo, grazie anche ad un’organizzazione in cui nulla è stato lasciato al caso e che però, queste, sono considerazioni che con il senno di poi sono fin troppo facili da fare”. Prevedere il futuro invece, era decisamente più difficile. “Il rischio che la Fiera modenese venisse snobbata era piuttosto concreto e quello ancora peggiore che un buon numero di visitatori finissero per trovarsi di fronte ad un evento messo in piedi, per così dire, in maniera random, non poteva certo essere escluso a priori”.

E allora, “che cosa ha spinto il mito Ferrari a supportare Ricomincio da Me? Come ha capito, il Cavallino Rampante, che ne sarebbe valsa la pena?” Ci ha risposto Alessandro Cellamare, responsabile della comunicazione interna della Rossa. Lui, di dubbi, pare non ne abbia mai avuti: “Il mio lavoro all’interno di Ferrari mi porta ad incontrare spesso diverse persone, a tutti i livelli. Chiaramente non tutte quelle che si avvicinano alla nostra azienda hanno le caratteristiche giuste per poter proseguire un dialogo ed eventualmente iniziare una collaborazione. L’esperienza maturata negli anni mi permette, oggi, di comprendere meglio chi ho davanti. La loro idea era assolutamente nobile ed aveva sicuramente molti punti di contatto con le numerose iniziative che la nostra azienda fa a favore del  territorio in cui opera. Certo, al di là delle idee, se le mie interlocutrici si fossero arrese al primo ostacolo, non ci sarebbe stata possibilità, ma loro questo evento  lo hanno fortemente voluto, hanno lottato duramente, affrontando diverse difficoltà, il risultato che abbiamo ora sotto gli occhi era prevedibile, per non dire certo”. “Loro” sono le tre fondatrici dell’Associazione Viceversa, ovvero Laura Corallo, Gabriella Baroni e Giovanna Pitarra. Per due giorni interi, le abbiamo viste girare incessantemente per tutta la fiera, manco fossero delle podiste.

La Volontà, con la V maiuscola, di mettersi in gioco, di combattere, di pensare che un’altra possibilità ci sia sempre e comunque e, soprattutto, di doversela andare a cercare questa possibilità, è il concetto fondante dell’evento che, “alla fin della fiera”, se ci passate la battuta, non è altro che un mezzo, uno strumento multiuso da utilizzare nel modo più efficace possibile. Ascoltare (tra i molti interventi che si sono susseguiti), le esperienze di chi da bancaria è passata a progettare matrimoni, o di chi “da grande” voleva fare la fotoreporter e ora lavora per Ministeri, Onu e Ong, o ancora di quei trenta dipendenti che mettono tutto quel che hanno per rilevare un’azienda fallita e, contro ogni previsione, danno i natali ad un “piccolo colosso” è certamente appassionante, ma anche tremendamente istruttivo.

Aiuta a capire come le opportunità di prendersi una rivincita su una vita che in Italia di sicuro per molti non è tra le più facili, possano sfuggire dalle mani solo per un pur comprensibile ma spaventosamente dannoso senso di scoraggiamento e d’impotenza. C’è di più; venire a conoscenza delle altrui vicissitudini, chiarisce processi mentali, suggerisce le direzioni da prendere, “provoca” stimolanti confronti diretti  tra se stessi ed il narratore e, soprattutto, infonde coraggio. La vita aldilà della sopravvivenza la si raggiunge così, non aspettando passivamente l’occasione, ma creandosela, da subito, partendo da noi.



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