Retribuzioni: salgono poco solo quelle dei lavoratori privati

La paga dei dipendenti pubblici continua a rimanere invariata, mentre nel settore privato, gli aumenti più interessanti si registrano nel settore tessile e nell'agricoltura

L’ultima rilevazione Istat sui contratti collettivi e le retribuzioni non certifica grandi cambiamenti. Nello scorso mese di settembre, i contratti collettivi nazionali hanno riguardato il 62% degli occupati dipendenti dell’intera economia corrispondente al 59% del monte ore retributivo. Con l’indice delle retribuzioni orarie rimasto invariato, rispetto al precedente mese di agosto, e cresciuto dell’1,2% in un anno. Prendendo in considerazione i primi 9 mesi del 2015, le retribuzioni orarie dei dipendenti italiani sono aumentate, invece, dell’1,1% su base annua.


Più nel dettaglio: le retribuzioni del settore privato hanno fatto segnare, a settembre, un +1,8%, mentre quelle del settore pubblico sono rimaste invariate per via del protrarsi del “blocco” degli stipendi. I settori che hanno visto crescere maggiormente gli indici di retribuzione sono stati quelli del tessile, dell’abbigliamento e della lavorazione delle pelli (+4,5%), quello dell’agricoltura (+3,9%) e quelli dell’energia e del petrolio, dell’estrazione dei minerali, della gomma, della plastica e della lavorazione di minerali non metalliferi (+3%). A seguire il settore metalmeccanico (+2,7%) e quello dell’energia elettrica e del gas (+2,4%), mentre nessuna variazione è stata rilevata nei settori del credito e delle assicurazioni e in quello alimentare, delle bevande e dei tabacchi. Ancora: alla fine di settembre, l’Istat ha contato 39 tipologie contrattuali applicate a circa 8 milioni di dipendenti. La quota di lavoratori in attesa del rinnovo del contratto è risultata pari al 38% nel totale dell’economia e pari al 19,9% nel solo settore privato. Un’attesa che dura mediamente 57,3 mesi. O 40 mesi, nel caso di un dipendente privato.



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