Renzi parte con il piano sul lavoro, nuove regole entro gennaio

Dopo la vittoria alle primarie, Matteo Renzi, proclamato segretario democratico comincia da subito a parlare dei problemi che affronterà il suo partito. Tra le altre cose, un piano per il lavoro: il Job Act come l’ha ribattezzato. Accanto a lui c’è il deputato Pd Yoram Gutgeld, attualmente suo cervello economico.  È lui che coordina la rete di consulenti che sta mettendo a punto l’intera linea economica dell’attuale capo del Pd. La torta che Renzi vuole riservare agli italiani è un unico contratto di lavoro indeterminato-flessibile per tutti i giovani al di sotto di una certa soglia di età.


Cosa potrebbe accadere con la nuova politica Renziana? In sostanza come annunciato dallo stesso neo segretario, sarebbero cancellati i contratti a progetto introdotti con la legge Biagi e per i neoassunti il reintegro per giusta causa sarebbe sostituito da un indennizzo. Mentre resterebbe attivo il vecchio articolo 18 per chi è già nel mercato del lavoro da tempo. In sostanza ci sarà l’introduzione di un contratto a tempo indeterminato che non goda però della protezione del reintegro dell’articolo 18, ma dal fronte, Gutgeld chiarisce che non sarà abolito l’articolo 18, bensì si cercherà di stabilittare fin dall’inizio un indennizzo in caso di licenziamento e comunque di garantire alla persona che perde il posto di lavoro sia un sussidio di disoccupazione adeguato sia la possibilità di una riqualificazione professionale.

Attualmente la maggior parte dei giovani italiani va avanti con contratti di lavoro di sei mesi, impensabile quello a tempo indeterminato, che è riservato a chi è molto richiesto e ha una professionalità particolare. Ed è proprio qui che il programma Renziano punta ad eliminare la distinzione tra contratti stabili e contratti precari. Ma c’è un altro punto fondamentale per la squadra Pd che va assolutamente rivisto, ed è la necessità di semplificare il Codice del lavoro e il rilancio dei Centri per l’impiego.

Attualmente, come tutti sappiamo, i centri per l’impiego del nostro paese non funzionano. Occorre dunque intervenire sul sistema complessivo di formazione professionale, con un occhio in più puntato verso gli studenti. L’idea del neo eletto è quella di puntare su investimenti mirati e non a pioggia. Amplificando le tendenze economiche e sociali che possono innescare la crescita. Renzi non tralascia il sud e racconta che presto ci sarà una maggiore attenzione sui problemi che attanagliano da anni le regioni da Roma in giù. Infrastrutture materiali e immateriali, la lotta alla criminalità organizzata, la scommessa sull’istruzione e sulla ricerca.

Nel frattempo Renzi annuncia che entro un mese ci sarà una piattaforma condivisa per semplificare le regole del lavoro e per modificare gli ammortizzatori sociali. Come di consueto non si  può fare a meno delle critiche, come quella del presidente del gruppo Ncd al Senato, Sacconi: “Renzi sembrerebbe voler copiare l’accordo tra socialdemocratici e cristiano democratici in Germania ma in tal caso deve avvalersi di un buon traduttore. Il salario minimo di cui parla il documento ratificato dagli iscritti alla SPD riguarda coloro che lavorano e non i disoccupati. Verrebbe introdotto per legge in modo che nemmeno i contratti possano disporre un salario inferiore. In Italia tutte le parti sociali hanno sempre preferito alla legge la flessibile fonte dei contratti collettivi per definire il salario minimo“.




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