Renzi e Lavoro: ammortizzatori sociali, contratti a progetto ed altre novità

Giornata di grandi annunci e decisioni da parte del Governo Renzi, che realizza un taglio delle tasse Irpef (10 miliardi per redditi fino a 25mila euro annui lordi) ed Irap (10%), più una serie di altre significative azioni a cominciare dal fondo da 500 milioni di euro a favore della costituzione di nuove imprese sociali.


Sulla riforma del lavoro però, anch’essa foriera di grandi aspettative nelle anticipazioni, passa a sorpresa la linea della prudenza, forse per non finire muro contro muro con i sindacati.

Chi si aspettava però grossi annunci oggi anche su questo tema è rimasto a bocca asciutta.

Due le azioni intraprese, un decreto legge ed un disegno di legge delega.

Il prima subito operativo:

  • Viene estesa la durata dei contratti di lavoro a termine fino a 3 anni (ma per il massimo del 20% dei dipendenti di un’azienda) e senza obbligo di causale, così da mettere a riparo le aziende da eventuali cause giudiziarie, mentre i lavoratori non avranno più la possibilità di sfruttare quest’opzione qualora si si dimostrasse che l’esigenza dell’azienda alla base del contratto non era effettivamente temporanea.
  • Più facili saranno anche i contratti di apprendistato. Anche qui meno vincoli per l’azienda, che per poter assumere una persona con un tale tipo di contratto agevolato, non sarà più obbligata a passare a tempo indeterminato un altro apprendista già in organico.
     

Il piatto forte però della riforma lavoro secondo quelle che erano le anticipazioni dei giorni scorsi resta fuori dal decreto. Non si parla più di contratto unico di lavoro, con l’abolizione dei contratti atipici (a progetto, co.co.co e similari), spesso simili a nuove forme di schiavitù, specie per i lavoratori più giovani.

Il disegno di legge delega su quale dovrà pronunciarsi il Parlamento mirerà a realizzare i seguenti punti:

  1. Riformare ed unificare l’intero sistema degli ammortizzatori sociali, estendendone la platea anche ai lavoratori di piccole aziende o atipici, ed abolendo la cassa integrazione in deroga. Un sussidio universale per chi perde il lavoro (non se ne conosce ad oggi l’ammontare nè la durata), durante il quale i lavoratori dovranno però prestarsi ad effettuare lavori socialmente utili.

  2. La cassa integrazione costerà di meno alle aziende come contributi, ma di più a quelle che ne fanno ricorso spesso.

  3. Semplificazione dei contratti di lavoro

  4. Maggiore tutela per le donne che entrano in maternità anche con contratti a progetto o co.co.co.

Renzi assicura tempi rapidi, ma conoscendo le dinamiche del Parlamento, la diversità di vedute tra le forze politiche della stessa maggioranza, il non aver inserito nulla di sostanziale nel decreto, lasciando tutto ad un disegno di legge delega, ha fatto storcere il naso ai più, visto che al di la di tutto, il problema principale e più urgente della crisi economica italiana rimane senza alcun dubbio quello dalla disoccupazione, che ha raggiunto numeri elevatissimi.



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