Redditometro 2013: critiche e possibili conseguenze della sua applicazione

La Corte dei Conti interviene nell'accesa discussione politica riguardante il redditometro e mette in guardia da un uso disinvolto di questo strumento. Il monito è arrivato per bocca di Luigi Gianpaolino, presidente dell'organo di controllo, il quale ha sottolineato la necessità di un uso delle informazioni improntato alla massima attenzione e cautela, questo anche considerato che spesso servizi e utenze sono intestati a soggetti diversi da quelli che poi effettivamente pagano.


In difesa del redditometro si è schierato prontamente Attilio Befera che nella serata di ieri ha avuto un incontro sull'argomento con il premier uscente Mario Monti.
Il direttore dell'Agenzia delle Entrate ha prima di tutto difeso l'utilità di uno strumento indispensabile per il potenziamento della lotta all'evasione, causa di un danno all'erario di 120 miliardi all'anno, ma soprattutto ha rassicurato sul rischio che nelle maglie del redditometro possano cadere cittadini che evasori non sono.

Infatti obiettivo del redditometro è "intercettare forme di evasione spudorata" secondo Befera: un tipo di controllo selettivo che non sarà destinato a colpire i grandi numeri bensì coloro che evidenzino un tenore di vita evidentemente discordante dal livello del reddito dichiarato.
Il numero di controlli basati sul redditometro non supererà quota 40 mila in un anno e l'accertamento scatterà soltanto nei casi in cui si verifichi uno scostamento tra le spese e il reddito di oltre mille euro in un mese, 12 mila euro in un anno.
Il meccanismo dell'accertamento è cambiato rispetto al passato. Si è moltiplicato in effetti il numero di beni il cui acquisto viene preso in considerazione per il calcolo del reddito presunto: per dirla con le parole di de Capua, vice direttore dell'Agenzia delle Entrate, "non c'è criminalizzazione della ricchezza perché è giusto impiegare liberamente il proprio reddito".

Saranno quindi cento i beni sotto la lente d'ingrandimento dell'Agenzia, divisi in undici categorie. Spiccano nell'elenco le rette scolastiche e gli abbonamenti per la pay tv, le scommesse sul web ma anche le spese per i propri animali, quelle in gioielli e le cene al ristorante.
Saranno sottoposte a particolare vigilanza le spese riguardanti viaggi, mezzi di trasporto e qualsivoglia forma di investimento, mobile o immobile che sia. Nel paniere dei beni presi in considerazione, tra gli altri, le ristrutturazioni, i conti telefonici e quelli relativi alle altre utenze, i costi delle attività nel tempo libero, l'abbigliamento, le spese mediche e le donazioni.

Un'altra novità di rilievo è l'inversione dell'onere della prova che adesso va a ricadere sulle spalle del contribuente il quale deve dimostrare, nel caso di contestazione, che le spese effettuate siano state sostenute con redditi non maturati nel periodo d'imposta preso in considerazione. Se l' Agenzia non ritiene soddisfacenti le giustificazioni addotte si avvia un contraddittorio che nel caso sia sfavorevole al cittadino lo vede costretto al pagamento delle spese.
Il decreto che con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dello scorso 4 gennaio ha introdotto il redditometro è stato accolto da vivaci polemiche sulla scena politica.
Il leader leghista Maroni non ha esitato a definire lo strumento "una patrimoniale aggiuntiva" che penalizzerebbe maggiormente i contribuenti settentrionali. Tremonti ha dal canto suo invitato Monti a ritirare un provvedimento da lui ritenuto "bestiale" e incostituzionale.
In difesa del premier è intervenuto Fini il quale ha ricordato come Monti abbia a suo tempo etichettato il redditometro come "bomba a orologeria" i cui criteri tuttavia non sono stati scelti dal governo in carica.




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