Reddito di cittadinanza, ecco a chi conviene licenziarsi e non lavorare

Il quotidiano Il Sole 24 ore usa i dati INPS per comprendere a chi non conviene lavorare con il reddito di cittadinanza.

Continuano a far discutere le analisi intorno al reddito di cittadinanza, la nuova misura di welfare lanciata dal governo giallo-verde per poter permettere alle famiglie meno abbienti di ottenere un sussidio economico in attesa di trovare un posto di lavoro. A generare il periodico cumulo di polemiche è stata la recente dichiarazioni formulata dal presidente dell’INPS Tito Boeri, secondo cui il 45% dei lavoratori al Sud guadagna meno di 780 euro al mese (ovvero, la misura massima del reddito di cittadinanza), e dunque avrebbe l’interesse per poter rinunciare al proprio posto di lavoro e passare sotto l’ombrello protettivo della misura predisposta del governo Conte. Ma è davvero così?


lavoro e vita privata

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Chi guadagna dal reddito di cittadinanza

Per poterne sapere di più il quotidiano Il Sole 24 Ore ha recentemente pubblicato una interessante infografica su elaborazione Infodata, utilizzando gli open data che la stessa INPS ha messo a disposizione e che risultano essere relativi al 2017. In primo luogo, Infodata si è concentrata sul capire chi potrebbe guadagnare dal reddito di cittadinanza lasciando il proprio posto di lavoro e, dunque, “accontentandosi” dell’assegno di 9.360 euro (ovvero, l’importo cumulativo del reddito di cittadinanza di un anno).

L’elaborazione del quotidiano precisa che circa l’8% degli apprendisti guadagna meno di 10 mila euro l’anno, e poco più del 7% degli operai non arriva a questa soglia. Non solo: anche se con proporzioni evidentemente inferiori rispetto ad apprendisti e operai, esiste anche un 2,49% di impiegati che non giunge a tale livello (trascurabile lo 0,01% di quadri e dirigenti che ha uno stipendio marginale). Insomma, secondo i dati INPS esisterebbe una fetta non certo irrilevante di lavoratori che, in Italia, non arriva all’importo equivalente del reddito di cittadinanza e, almeno in linea teorica, potrebbe dunque optare per un abbandono del proprio posto di lavoro, per poter riscuotere la misura di sostegno.

Certo, tra il dire e il fare, anche in questo caso, c’è una bella differenza. Licenziarsi per poter incassare il reddito di cittadinanza potrebbe non essere la scelta più opportuna: ferma restando l’esistenza di controlli che dovrebbero scongiurare il ricorso a questo genere di “trovata”, è pur vero che il reddito è una misura di sostegno a tempo non indeterminato e che, comunque, richiede un pur minimo impegno da parte del beneficiario, che sarà coinvolto in azioni di utilità per il proprio Comune, e dovrà rispondere prontamente alle chiamate di lavoro, qualora arrivino.

Dove vive chi guadagna meno di 10.000 euro l’anno

Ma dove vive chi guadagna meno di 10.000 euro l’anno? Anche in questo caso per poter dare una risposta conviene ragionare sulla base delle elaborazioni che il quotidiano ha compiuto sui dati INPS… senza ottenere grandi novità rispetto al sentore comune. Il Mezzogiorno è certamente l’area d’Italia in cui gli stipendi sono meno generosi, con l’11,22% che vive in Calabria, il 9,89% in Sicilia, il 9,07% in Campania. Va sicuramente meglio nel Centro e nel Nord Italia, con una quota del 2,54% in Emilia Romagna, del 3% in Valle d’Aosta e del 3,21% in Lombardia.

Insomma, statistiche che non potranno che far nuovamente discutere, e che probabilmente aggiungeranno ulteriore carne al fuoco alla brace, già ricca, di oppositori di tale misura. Ad onor del vero, tuttavia, occorre stemperare buona parte di tali facili polemiche. I dati su cui sono state compiute queste elaborazioni riguardano infatti i soli lavoratori dipendenti che dichiarano di aver operato per l’intero anno, e… ci si riferisce ovviamente ai soli redditi dichiarati. L’INPS non può certamente sapere se una parte di questo stipendio è giunta “fuori busta”. Questo, però, è un altro problema.




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