Reati aziendali, dipendenti meno “collaborativi” nell’individuare le frodi

Cala la quota di reati aziendali che vengono svelati grazie alla collaborazione dei dipendenti o dell'audit interno.

Stando a quanto rivela Pwc nella sua VI analisi sul crimine finanziario, le “soffiate” in azienda per contrastare i reati aziendali sono in drastico calo: l’ultima rilevazione afferma infatti che nel nostro Paese solamente il 13% dei crimini attinenti alle imprese vengono scoperti mediante le indicazioni di dipendenti o con il controllo interno, contro il 36% della precedente rilevazione. Un dato che fa parlare di sé, e che probabilmente può essere in buona parte ascritto a una maggiore efficacia da parte dei controlli “esterni”, piuttosto che da un disinteresse dei dipendenti e del controllo interno a far emergere sacche di illegalità.


reati aziendali

image by auremar

A confermare tale visione estranea al peggioramento reale della situazione è Alberto Beretta, partner forensic services di Pwc, secondo cui “da un lato c’è la maggiore sensibilità del problema da parte delle forze dell’ordine che intervengono prima della segnalazione, dall’altro però c’è anche la complessità normativa che crea qualche difficoltà nel far sentire protetti e tutelati chi dovrebbe con le soffiate segnalare il problema”. E, dunque, non può nascondersi anche un fattore endogeno alle variabili che hanno influenzato il dato, sottolineando come, probabilmente, si dovrebbe puntare a una migliore tutela da parte di chi si adopera in tal “soffiata”.

Per arrivare alla formulazione delle valutazioni di cui sopra – e non solo – Pwc ha assunto in esame le risposte di 6.300 imprese a livello mondiale, di cui 142 italiane. Limitando l’analisi al solo perimetro italiano, dal report emerge come il 21% delle aziende abbia subito frodi economico-finanziarie negli ultimi due anni mentre a livello mondiale le aziende che hanno subito attacchi sono il 36%, con un differenziale in favore di quelle italiane di 15 punti percentuali.

Tra le aziende colpite, la categoria di frode più diffusa resta l’appropriazione indebita, che rappresenta il 70% circa delle frodi dichiarate (in rialzo di 5 punti percentuali rispetto al 65% nel 2014), seguita dalla corruzione in crescita al 23% (ben 10 punti percentuali in più rispetto al 13% nel 2014). Al terzo posto si conferma il cybercrime, riportato nel 20% dei casi (un lieve passo indietro rispetto al 22% nel 2014). Ragionando in termini di controvalore, secondo il campione intervistato da Pwc il 14% ha subito perdite per oltre un milione di dollari negli ultimi due anni, mentre in Italia il 27% delle imprese dichiara di aver subito danni addirittura superiori al milione di euro.

Tornando all’origine del nostro approfondimento odierno, e dunque al tema dei metodi usati dalle imprese per individuare le frodi, è emerso che nel 47% dei casi si è attivato il sistema di controllo interno rappresentato dall’interna audit, dal monitoraggio delle transazioni sospette, dal fraud risk management, dalla security aziendale e dalla rotazione del personale. Viene inoltre limitato in misura rilevante il contributo del c.d. “whistleblowing”, le soffiate interne ed esterne (comunicazioni ricevute tramite canali non formalizzati nell’ambito delle procedure interne), pari al 13% in forte calo rispetto al 2014 quando erano state il 35%.




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