Reagire allo stato di disoccupazione: chi non ce la fa e chi invece si ricicla

Disoccupazione, tragedia, depressione, crisi. Sono queste le parole che si leggono ogni giorno sui quotidiani. Dopo l’ultimo risultato delle statistiche dell’Eurostat che ha portato alla scoperta che il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il record del 28,9% e che la percentuale, nella zona euro, è del 10,3%, il livello più elevato dall’inizio della crisi finanziaria, non potevamo non soffermarci sulle storie di coloro che hanno perso il lavoro.

Storie di gente che non ce la fa ad andare avanti senza un lavoro, senza riuscire a mantenere la propria famiglia. Secondo le stime del Centro studi degli artigiani, andando indietro di qualche mese, gli imprenditori suicidi del Nordest sarebbero stati una cinquantina, angosciati dalla mancata riscossione dei crediti congelati dal patto di stabilità.

Come l’operaio metalmeccanico di Zanè, che a 45 anni, dopo aver perso il lavoro da qualche mese, ha deciso di uccidersi con un colpo alla testa. O come l’imprenditore edile di Vigonza, che prima di Natale si è impiccato nella sua azienda perchè non voleva licenziare parte del personale.

Ma le storie di gente che ha deciso di togliersi la vita perchè disperata sono veramente tante. Per lo più sono uomini dai 40 ai 60 anni, con molti anni di lavoro alle spalle, con una famiglia da mantenere. Come il disoccupato di 63 anni, ex falegname, sposato e padre di due figli, che il 14 gennaio ha deciso di togliersi la vita impiccandosi sul balcone del suo appartamento nel centro storico di San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. Ma le tragedie sono tante e in tutta Italia.

Anche in Toscana infatti, il 15 gennaio un uomo di 45 anni, affetto di crisi depressive da un paio d’anni dovute alla perdita del lavoro, si è tolto la vita in una capanna nel giardino della sua abitazione lasciando moglie e figlia. C’è chi invece decide di sterminare tutta la famiglia come un uomo di anni di Trapani, che prima di togliersi la vita lanciandosi dal quinto piano, ha deciso di uccidere l’ex moglie, la figlia di 8 anni, la suocera e il cognato.

C’è chi poi anche chi alla disoccuapazione risponde improvvisandosi ladro ed “andando a rubare”… ma non si tratta di ladri professionisti ovviamente ma appunti di “improvvisati”, stiamo parlando di un uomo di 50 anni, trevigiano, che a un anno dal licenziamento aveva cominciato a rubare nei cimiteri per rivendere oggetti come croci, vasi, portalumini e statuette; fino a quando non è stato scoperto e denunciato.

Addirittura una ricerca del 2009 dell’Eures (Istituto di ricerche economiche e sociali) aveva riscontrato un aumento record di suicidi per motivi economici con un incremento sia maschile che femminile, ma con una più alta percentuale proprio dei primi con il 78,5% rispetto alle donne con il 21,5%.

Ma non sempre la disoccupazione porta ad una tragedia. C’è chi riesce a rialzarsi e a crearsi una nuova vita, qualcuno che ancora crede di potercela fare, creandosi un nuovo lavoro, inventadosi una professione o anche lasciando il nostro Paese per trasferirsi all’estero. Tante infatti sono le persone che vedono l’estero come una via di fuga, il luogo dove è più semplice trovare un lavoro, dove la società crede ancora nei giovani e nelle idee innovative.

Ma partiamo da chi invece ha preferito rimanere a casa sua e ha deciso di utilizzare il social network più famoso per farsi pubblicità e trovare un modo per andare avanti. Stiamo parlando di Massimo Salaris che, dopo aver perso il lavoro, ha creato su Facebook il gruppo “Sanremo Baratto” e “Sanremo Baratto Alimentari”: un modo per scambiarsi di tutto senza utilizzare il denaro. Un’idea, la sua, che gli è venuta in mente una mattina, passeggiando per le strade di Sanremo e notando che vicino ai bidoni della spazzatura c’erano anche elettrodomestici e oggetti vecchi. Perchè allora non barattarli con qualcosa di utile? Da qui è nato il gruppo su Facebook, che ad oggi conta già più di 1.500 membri.

O anche chi da medico chirurgo si è ritrovato a fare lo skipper, mestiere che faceva durante le vacanze mentre era studente all’univerità. Oggi, con la sua barca, accompagna i turisti in visita a CapoVerde, tra spiagge e panorami indimenticabili.

Ma le invenzioni di mestieri innovativi continuano. Giovani che tornano all’agricoltura, chef a domicilio per cene particolari o pause pranzo in ufficio, guide turistiche su due ruote.

C’è chi lascia tutto per andare a vivere in qualche Paese al caldo, come raccontano sul sito www.voglioviverecosi.com, che raccoglie e testimonianze sia negative che positive di quelli che hanno deciso di lasciare il proprio Paese e rifarsi una vita nella loro meta ideale. Un altro sito dove trovare racconti di vita è inventalavoro.style.it, dove si incontrano nuove idee e nuovi professioni in maniera frizzante e giovane. Il blog è di Manuela Longo, giovane giornalista che ha anche scritto il libro “Mi invento un lavoro. Guida alle nuove professioni”.

Crisi o non crisi, l’importante, leggendo i casi di cronaca, ma sopratutto leggendo i racconti di chi è riuscito a riprendersi, è non lasciarsi andare, continuare a cercare e soprattutto chiedere un aiuto psicologico per chi non riesce a farcela da solo. Sono tanti infatti i gruppi nati per dare sostegno a chi ha perso il lavoro o è in cassa integrazione. Un modo per ridare fiducia nel mondo del lavoro e in se stessi.

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  • fida cesare aurelio 6 anni

    63 anni di età 33 di contributi, sono disoccupato da settembre 2011 non percepisco nessun assegno,
    mutuo da pagare. se non mi daranno quel che mi aspetta dei contributi versati
      non mi resta che il suicidio.