Quote rosa, quella legge per le donne che fa male alle donne

In questo periodo è quotidianamente all’ordine del giorno la tanto agognata legge per le “quote rosa”. Si tratta di un provvedimento per il quale i consigli di amministrazione dovrebbero avere per legge una quota fissa di donne.

Favorire le pari opportunità è giustissimo, trovare sistemi idonei per permettere alle donne di avere stessi diritti e doveri degli uomini è sacrosanto, ma questa legge proprio non mi va giù.


Avere una “posizione” in un consiglio di amministrazione, una posizione molto importante quindi, non per il fatto di meritarla ma per il fatto di “essere donna” fa malissimo in primis alle donne stesse e poi ovviamente agli azionisti e dipendenti, che avranno non un consiglio di amministrazione con i più capaci e meritevoli ma voluto per legge in base al sesso.

Come dovrebbe sentirsi quella donna che si trova a ricoprire un ruolo così importante sapendo magari che un uomo lo meritava di più, ma lei lo ha ottenuto “per legge” in quanto donna… non sarebbe certamente ben vista dai colleghi e le sarebbe spesso rinfacciato (a ragione). Insomma più danni che vantaggi.

Per le pari opportunità reali poi bisogna partire dalle basi, dal lavoro più modesto, dalle famiglie, non dai consigli di amministrazione e dalle componenti politiche, che sono solo fumo negli occhi da sbandierare: “guardate quanto siamo evoluti in Italia, il 50% della dirigenza è donna…” e poi invece le donne operaie, le donne impiegate e le donne precarie… altro che pari opportunità.

Pari opportunità nel mondo del lavoro non dovrebbe significare che per legge si dividono i posti tra uomini e donne, ma che si creino quelle condizioni di base per le quali uomini e donne hanno le stesse basi di partenza e le stesse possibilità di farsi strada, partendo dalle basi.

La stessa Emma Marcegaglia parlando di quote rosa ha dichiarato che sarebbe importantissimo che i consigli di amministrazione in Italia siano rappresentati di un numero maggiore di donne rispetto alla attuale situazione, ma ciò non deve avvenire per legge, e dice: “«Dire però che in ogni azienda ci deve essere un terzo di donne nel consiglio di amministrazione mentre oggi siamo al 5% non mi piace, non mi piacciono le cose dirette dall’alto. A volte quando non ci sono miglioramenti è importante intervenire, ma in questo caso non accettiamo la legge. Il rischio è di fare le cose per finta, perché alla fine avrai tua sorella, tua figlia o altri membri della famiglia solo per rispondere alle direttive. Non è questo il modo per portare davvero le donne a un ruolo più importante».

C’è anche da dire che le pari opportunità non riguardano solo il genere, ma anche età, razza, religione, orientamento sessuale, etc… tutti devono avere pari opportunità. Introducendo le quote rosa si creerebbe un precedente per il quale si sarà legittimati in futuro a chiedere per legge uguale rappresentanza tra eterosessuali ed omosessuali, oppure uguale rappresentanza tra le fasce di età, oppure uguale rappresentanza tra razze… improponibile.

Il nostro governo si sta praticamente dimostrando incapace di produrre delle reali azioni grazie alle quali ognuno parte dalle stesse condizioni ed ha pari possibilità: le “pari opportunità” per eccellenza. E vuole colmare questo gap con delle leggi ridicole, praticamente partendo dal risultato invece che dallo svolgimento del problema.

Avere rappresentanza femminile adeguata deve infatti essere un risultato, cui si arriva dopo un difficile percorso istituzionale e culturale, qualche esempio? Beh… permettere alle donne di mandare i figli all’asilo senza spendere 800 euro al mese, tanto per iniziare; poi magari tagliare gli enormi sprechi che ci sono ed aumentare gli stipendi, oggi molte donne non hanno convenienza ad andare a lavorare poiché gli stipendi sono talmente bassi che la baby-bitter o l’asilo costano di più; altra idea: evitare le “pubblicità progresso” stupide sponsorizzate dalla Carfagna dove si invitano cortesemente gli uomini a non effettuare violenza sulle donne, ed investire quei soldi sul sociale, nelle cooperative a sostegno della famiglia ad esempio (dove invece i fondi sono stati tagliati); infine: cambiare Presidente del Consiglio e metterne uno che non sceglie le donne da portare in parlamento o nei consigli regionali a seconda delle performance del Bunga Bunga e delle misure di culi, tette e fianchi.

Pari opportunità: Si grazie! Quote rose: sono l’anti pari opportunità!



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