Quota 100 e non solo: ecco chi sta per andare in pensione

Tra quota 100, opzione donna, lavoratori precoci e Ape social, ecco come stanno andando le domande di pensionamento secondo i dati Inps.

Quando si parla di pensionamenti, il ricorso a Quota 100 sembra monopolizzare l’attenzione. Tuttavia, guai a pensare che di sola Quota 100 vivano i pensionandi, almeno a giudicare l’importante mole di domande che sta giungendo all’Inps, e che potrebbe creare qualche squilibrio nel mercato del lavoro tricolore, con una ingente entità di fuoriuscite, e compensazioni in ingresso ancora tutte da valutare.


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Pensioni: i dati Inps

Stando a quanto suggeriscono gli ultimi dati Inps aggiornati ai primi di aprile, infatti, più di 34.400 lavoratori avevano effettuato richiesta di pensionamento sfruttando uno degli altri tre canali (diversi da Quota 100) previsti dalla l. 26/2019. Di questi, più di 10 mila sono lavoratrici che hanno fatto domanda per Opzione donna (cioè, per il pensionamento delle lavoratrici dipendenti che entro il 2018 hanno maturato 58 anni, contro le 59 per le autonome), e almeno 35 anni di anzianità contributiva.

Piuttosto significativa risulta essere anche la platea di coloro che, aspiranti pensionati, sono inseriti tra i lavoratori precoci (ovvero, che hanno almeno un anno di anzianità contributiva prima del compimento dei 19 anni di età), i quali possono ben uscire dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi: sono infatti 13,9 mila gli aspiranti pensionati, di cui un decimo ha già ottenuto l’accoglimento della domanda.

Ultimo gruppo di pensionandi fuori dalla Quota 100 è quello dell’Ape sociale, ovvero il canale di uscita dedicato a chi ha almeno 63 anni di età, con 30 – 35 anni di contributi a seconda delle categorie, e si trova in una condizione di tutela particolarmente meritevole: le domande in tale area sono poco meno di 10 mila, più di un decimo delle quali già accolta.

Insomma, in ogni caso si tratta di flussi di richieste di pensionamento piuttosto importanti, che dovranno essere totalizzate dall’Inps per cercare di comprendere quali saranno gli impegni finanziari da realizzare.

Quota 100 e non solo, ecco la situazione

In sintesi, i dati sulle domande di pensionamento con canali diversi da quelli di Quota 100 ci suggeriscono che ogni dieci candidati “quotisti”, ne esistono almeno tre che vogliono aspirare all’anticipo, e che in buona parte hanno i requisiti utili per poterlo ottenere.

Peraltro, fino ai primi di aprile le domande di Quota 100 erano già 112.558 unità, delle quali 38.124 da lavoratori iscritti alla gestione dei dipendenti pubblici, e 40.049 da dipendenti privati.

A questo punto, per poter tracciare un quadro completo sui nuovi pensionati (non di vecchiaia) mancano solamente i dati sulle domande di pensionamento per anzianità che – in seguito al blocco della rivalutazione per la speranza di vita – fino al 2026 sono aperte a tutti coloro che, a prescindere dall’età anagrafica, hanno 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Intanto, il primo aprile sono state pagate le prime pensioni derivanti dall’applicazione di Quota 100.  Beneficiari sono stati più di 26 mila, ovvero due terzi delle domande Quota 100 già approvate dall’Inps (e i cui primi pagamenti avverranno nei prossimi mesi).

Ammesso che le lavorazioni proseguiranno senza intoppi, l’Inps conta infatti di dare seguito alla liquidazione di altre due tranche di prestazioni entro la prima decade del mese, e nella terza decade del mese, potendo così liquidare fino a 50mila nuove pensioni entro il mese di maggio. Si tratta ovviamente solo di lavoratori privati, considerato che la prima finestra utile per i lavoratori pubblici è fissata nella data del 1 agosto, mentre è a settembre che è prevista l’uscita di coloro che appartengono al comparto della scuola.




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