Quando i pensionati fanno la differenza in famiglia

In questi anni di crisi, sono stati i nonni gli ammortizzatori sociali più preziosi per le famiglie italiane: a darne conferma l'ultima analisi dell'Istat

Il focus sulle condizioni di vita dei pensionati realizzato dall’Istat fornisce importanti informazioni sul nostro tessuto sociale. E conferma quanto più volte sottolineato da esperti e osservatori: la presenza di pensionati all’interno delle famiglie può fare la differenza. Ma non solo: la fotografia scattata dall’Istat, che fa riferimento agli anni 2013-2014, certifica che le pensioni intascate dagli italiani (che non sono mediamente da capogiro) segnano un gap importante tra uomini e donne. A tutto svantaggio delle pensionate.


I dati consegnati dall’istituto di statistica nazionale riferiscono che, nel 2014, i pensionati italiani sono stati 16,3 milioni (134 mila in meno rispetto all’anno precedente) e che il loro reddito medio lordo ha superato di poco i 17 mila euro annui. Ancora: la maggior parte degli assegni pensionistici, pari al 52,9%, è stata staccata a favore delle donne che, però, hanno intascato in media 6 mila euro all’anno in meno rispetto agli uomini. A pareggiare i conti ci ha pensato, però, la loro longevità: le ex lavoratrici vivono, infatti, mediamente più a lungo degli ex lavoratori. Secondo l’Istat, la quota delle pensionate over 80 ha sfiorato il 30% (contro il 19,2% degli uomini), mentre quella delle ultranovantenni si è attestata al 6% (2,4% per gli uomini). E c’è di più: se a cumulare più pensioni di vecchiaia è stato solo il 27,1% del campione analizzato dall’istituto, a ricevere più assegni perché sopravvissuto al coniuge è stato il 67,6% del totale, con prevalenza schiacciante (87%) delle donne.

Per quanto riguarda il 2013: il reddito medio lordo dei pensionati residenti in Italia è risultato pari a 17.206 euro. Ma le ritenute fiscali, che hanno inciso per il 17,7%, hanno fatto abbassare il reddito pensionistico netto a 13 mila 647 euro annui. Cosa vuol dire in soldoni? Che un pensionato medio ha intascato circa 1.140 euro al mese e che la metà degli stessi pensionati si è dovuta accontentare di 1.045 euro mensili. Con notevoli differenze legate al grado di istruzione: secondo l’Istat, infatti, i pensionati laureati hanno ritirato assegni ben più pesanti, pari mediamente a 2.490 euro al mese; mentre a quelli senza titolo di studio o con la sola licenza elementare sono stati corrisposti mediamente 1.130 euro al mese (meno della metà).

E veniamo all’aspetto forse più interessante: i pensionati passati ai raggi X dall’Istat hanno rinforzato, in questi anni di crisi, la loro nomea di ammortizzatori sociali. Come è noto a tutti, infatti, sono stati proprio i nonni a dare una mano importante alle famiglie italiane sostenendole economicamente e non solo (spesso hanno accudito ai nipoti che i loro figli non potevano mandare all’asilo). Detto in termini statistici, nel 2013, il rischio povertà nelle famiglie con pensionati è stato pari al 16,2%, mentre nelle famiglie senza pensionati è salito fino al 22,3%. E se per il 63,2% dei nuclei osservati dall’Istat, l’assegno pensionistico ha rappresentato oltre il 75% del reddito familiare; per il 26,5% è stato addirittura l’unica fonte di reddito. In pratica: l’unica possibilità per portare la pagnotta a tavola.



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