Professionisti: come riconoscere i migliori e scegliere quello giusto

Intutito, problem solving, attenzione, ascolto. Tutte caratteristiche che appartengono ai professionisti.

professionistiIl mondo del lavoro è fatto anche dai “professionisti”, quelle persone cioè, che vantano una tale competenza nel loro campo dal risultare necessari quando si ha bisogno di affrontare un problema attinente al settore nel quale sono operativi. Ma come si fa a riconoscere i migliori? E soprattutto, come scegliere quello più adatto ai propri bisogni? Formalmente, per ogni tipo di professionista esiste un ordine ed un albo. Per appartenere alla categoria dei professionisti è legalmente necessario essere incluso nell’ordine di competenza. Inclusione che prevede un iter formativo preciso, corredato da esame. Una volta chiarito questo primo ed obbligatorio passo, vale la pena ricordare, “scendendo” ad un livello più pratico, il fatto che non tutti i tipi di professionisti sono adatti a tutti i tipi di clienti.


Professionisti: come riconoscere i migliori

Come si riconoscono i migliori professionisti del settore? Sostanzialmente, da come lavorano. Già, penserà qualcuno, ma “io come faccio a sapere come lavorano?” E poi, visto che “quelli ne sanno molto più di me e proprio per questo mi rivolgo a loro come posso farmi un’opinione affidabile?”. Spesso basta mantenere una buona apertura mentale e una discreta dose di buon senso. “Affidarsi” a qualcuno in toto è comunque sbagliato. E’ invece buona norma mantenere sempre un occhio critico, senza pregiudizi di nessun tipo, ma prestando una buona dose di attenzione. Dicevamo: i professionisti, ancor più quelli che si distinguono per bravura e competenza, si riconoscono da come lavorano. Cioè? Iniziamo col dire che un professionista non sa tutto. Chi può dire di conoscere in un modo che si possa definire completo, nel senso più stretto del termine, la o le materie che tratta per lavoro?  Questa, attenzione, non è una mancanza. Il fatto è, che è umanamente impossibile sapere “tutto”. Andiamo ora un po’ più a fondo.

Professionisti: sapere un libro a memoria non serve

Per fare un esempio, un avvocato, parlando esclusivamente a livello nozionistico, per quanto bravo possa essere non conoscerà mai l’intero codice penale a memoria; ma anche fosse in grado d’impararlo, molto probabilmente non opterà per questa strada. Semplicemente perché non gli serve. La questione centrale non è infatti possedere il maggior numero di nozioni possibile, ma sapere dove andare a reperire le nozioni giuste (quelle richieste e quelle necessarie legate a quelle richieste), nel più breve tempo possibile ed in modo esaustivo. In questo senso conoscere a menadito 200 libri della stessa materia può non servire a nulla. Conoscere invece quali libri consultare a seconda dei problemi da affrontare ed il modo migliore per consultarli, è fondamentale. Avere una piena coscienza della letteratura specifica per quella data materia e rimanere sempre aggiornati lo è altrettanto. Il discorso sui libri può essere fatto in modo identico per qualsiasi strumento di lavoro. Conoscerne a fondo l’utilizzo è irrinunciabile, avere in testa una sconfinata serie di nozioni senza magari essere in grado di effettuare tra queste i collegamenti più giusti e utili rispetto al problema è invece tranquillamente evitabile.

Professionisti: organizzazione, intuito e problem solving

Come lavora un professionista? “Bene”, verrebbe da rispondere, altrimenti che professionista è? Giusto, ma cosa vuol dire “bene”? Come si lavora, “bene”? La prima cosa da fare è organizzarsi, il che non vuol per forza dire che se non trovate l’ufficio del commercialista di turno completamente in ordine questi non sia un bravo professionista. Se sotto una montagna di carte “buttate” apparentemente a caso sulla scrivania, la vostra pratica esce in pochi secondi, allora è probabile che la persona a cui vi state rivolgendo ha una buona dote organizzativa. L’esempio è forse un po’ stupido, ma rende. Per i professionisti l’organizzazione è fondamentale (lo è per tutti,ma più il lavoro da svolgere è complesso, più avere tutto “a portata di testa”, la propria per la precisione, diventa una necessità irrinunciabile): accorcia i tempi, riduce lo stress e la possibilità di fare errori grossolani e visibili (quindi contestabili dal cliente). Giusto per citare alcuni vantaggi. Tutto ciò si traduce un risparmio di tempo (maggiori guadagni) e di fatica (maggiore benessere). In più, a trarne beneficio è proprio l’immagine professionale (quindi, maggiori guadagni). Ed i vantaggi di un’organizzazione inappuntabile, qui, sono solo accennati. Una caratteristica quest’ultima che, come dicevamo permette di evitare molti errori, perlopiù di quelli che uno non vorrebbe mai fare.

D’altra parte bisogna capire ed accettare che anche il più bravo e competente dei professionisti: 1) può sbagliare comunque (sì, anche lui, è umano) 2) può trovarsi ad avere a che fare con un qualcosa di completamente imprevisto. Quindi? Quindi subentrano due altre caratteristiche del lavoro che contraddistingue i professionisti: l’intuito ed il problem solving: il primo è quel processo mentale, non sempre del tutto volontario, che permette tra le altre cose di accorgersi di un problema prima che quest’ultimo diventi tale. Insomma, anticipare le difficoltà per annullarle in partenza. E’ fondamentalmente un talento innato (c’è chi ne ha di più e chi ne ha di meno), ma si può certamente sviluppare, allenandolo quotidianamente. L’intuito, è poi strettamente legato all’attenzione. Essere attenti, fare quel che si deve fare in modo attento, sviluppa l’intuito, perché il cervello resta costantemente attivo e soprattutto reattivo. Ciò permette talvolta, o spesso, a seconda dei casi, di riuscire ad anticipare la problematica, risolvendola a priori.

Succede però a volte che un evento avvenga in una maniera così imprevista da non poter essere previsto né attraverso l’organizzazione del lavoro né con l’intuito. A quel punto, ci si trova di fronte ad un problema. Qui entra in gioco un’altra delle caratteristiche appartenenti a chi può a ragione definirsi un professionista: il problem solving. Espressione questa, su cui vengono costruiti interi corsi di formazione, ma che molto semplicemente identifica la “capacità di risolvere un problema”. L’organizzazione e l’intuito fanno parte del problem solving. Per mettere in pratica quest’ultimo, servono anche le altre due. La prima “distrugge” la possibilità che si creino altri problemi nel frattempo che si cerca di risolvere quello in oggetto, il secondo aiuta, moltissimo, a trovare la soluzione più adatta. Per potersi servire del problem solving (anche questo è un talento, ma come l’intuito può essere allenato e sviluppato), serve anche una buona dose di freddezza. E’ meglio non agitarsi davanti ad una difficoltà, bensì rimanere calmi e cercare di togliersela dalle scatole.

Un bravo professionista deve anche saper ascoltare

Last but not the least, i professionisti che non ascoltano a fondo i loro clienti perché pensano di aver già capito le richieste, nonchè tutti i particolari e le sfumature del caso dopo i primi due minuti, dovrebbero forse impegnarsi in una piccola riflessione. Sicuramente chi si rivolge a loro è, come già spiegato in precedenza, all’oscuro dei segreti della materia, quella perlomeno di competenza del professionista di turno. Questo però non significa che non abbia capito nulla di ciò che gli sta capitando e per effetto del quale ha deciso di rivolgersi ad un esperto. Il cliente può fornire delucidazioni importantissime nell’orientare il lavoro. Può anche non volerlo fare, ovviamente, ma nel caso, il professionista di turno deve essere pronto ad ascoltarlo. In questo, ci vuole anche un po’ di umiltà. Non è detto che tutti ne siano provvisti. Se quando ci si rivolge ad un professionista si pensa di avere molto di cui parlare e l’impressione è quella  di venire ascoltati, di percepire interesse verso ciò che viene detto, allora, è facile che l’interlocutore sia quello giusto. Attenzione però, il fatto che il professionista ascolti, magari anche a lungo, un cliente, non significa che gli darà ragione. Magari, “tecnicamente”, quest’ultimo ha torto marcio in tutto, ma per saperlo, l’esperto del settore lo dovrà necessariamente ascoltare, perché in qualcosa, potrebbe anche avere ragione.

Riassumendo…

Insomma, riassumendo, per riconoscere i migliori professionisti e riuscire a scegliere quello giusto al quale rivolgersi è necessario tenere presenti almeno questi elementi. Primo: un professionista non deve per forza essere un pozzo di scienza, ma deve però sapere a menadito dove reperire le informazioni che gli servono. Se oltre alle informazioni deve cercare anche le fonti delle stesse, ci metterà il doppio del tempo. Secondo: un lavoro da professionisti è organizzato, condito da un certo intuito e non trova ostacoli gravi davanti a nessun tipo di problema. Problem solving appunto. Terzo:  un professionista deve saper ascoltare (quando richiesto dal cliente);  per poi magari non considerare nulla di quello che gli è stato detto. Ma non deve farlo a prescindere, solo perché “l’esperto è lui”. Deve invece valutare tutta la “conoscenza” alla quale può avere accesso,  per poi scegliere quella più utile alla causa.

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