Professione orientatore: chi è, cosa fa e come diventarlo

In Italia ci sono 150.000 profili che le aziende non riescono a ricoprire. Non sono nostre supposizioni, ma dati provenienti da Confindustria (Dichiarazione alla stampa di Emma Marcegaglia, presidente Confindustria, giugno 2011).

Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che nel mercato del lavoro italiano ben il 30% dei posti di lavoro è intermediato informalmente (Indagine Isfol Plus 2010) – cioè con conoscenze, raccomandazioni, ecc. – e che abbiamo il 30% dei giovani tra i 15 ed i 24 anni senza lavoro (ISTAT, rilevazione delle forze lavoro luglio 2012), allora ci chiediamo: come è possibile far funzionare davvero il mercato del lavoro in Italia?

Una soluzione potrebbe venire da un reale potenziamento sei servizi di orientamento di base, come già indicato un paio di anni fa dal Governo (“Italia 2020 – Piano di azione per l’occupabilità dei giovani”, M.Gelmini, G. Meloni, M. Sacconi, 16 giugno 2010.). Già, potenziare i servizi di orientamento, ma con quali risorse umane?

Gli orientatori in Italia sono dei perfetti sconosciuti. Il loro “oscuro” operato permette ogni giorno a centinaia di studenti e lavoratori di scegliere consapevolmente il proprio percorso di studi o di imparare a cercare lavoro, ma per loro non esiste né un Ordine professionale, né tantomeno un percorso di formazione universalmente riconosciuto.

Eppure sull’orientamento scolastico ed al lavoro in Italia si studia da anni, come ci spiega Antonio Colombo, fondatore (nel 1992) di Centro Studi Orientamento e presidente della principale associazione italiana di orientatori, l’Asitor (www.asitor.it), con oltre 300 iscritti e sedi in tutte le regioni. “L’orientamento in Italia è sempre stato considerato un figlio minore, eppure potrebbe essere una reale medicina per un paese che ha smarrito la via della crescita e dello sviluppo”. Al di là delle metafore, se abbiamo da una parte aziende che non riescono a soddisfare profili loro necessari e dall’altra oltre 2 milioni di disoccupati il bisogno di orientamento è evidente. Proprio per “sdoganare” questa professione l’Asitor, assieme ad altre due associazioni di orientatori (Assipro e Cofir), ha lavorato con ISFOL e Ministero del Lavoro per arrivare almeno ad una certificazione delle competenze riconosciuta a livello nazionale ed alla istituzione di un Registro.

Ne riparleremo, ma intanto, chi sono oggi gli orientatori in Italia?

Di orientamento si occupano a vario titolo migliaia di soggetti – spiega ancora Colombo – dai professori delle scuole superiori agli impiegati dei Centri pubblici per l’Impiego. Ognuno di loro ha avuto un diverso percorso di avvicinamento a questa attività: chi vi si è trovato per forza, chi l’ha scelto di propria iniziativa cercando di prepararsi con quel poco che al momento il mercato della formazione offre”.

In sintesi possiamo dire che l’orientatore è una sorta di “facilitatore”: non è un tutor e nemmeno un coach (cioè un motivatore), ma coniuga caratteristiche comuni a queste due figure professionali per aiutare le persone a scegliere. Che sia un percorso di studi o la ricerca del lavoro, l’orientatore analizza la persona attraverso strumenti (anche psicologici) e l’aiuta a definire il suo percorso in maniera consapevole.

Per capire meglio questa professione abbiamo fatto qualche domanda a Roberta Pace, che di mestiere fa proprio l’orientatore e collabora come free-lance per quanto concerne i servizi di orientamento erogati da biancolavoro.it. Le abbiamo chiesto anche quali doti personali e quale formazione sia necessaria per svolgere questa attività oggi in Italia.

Quella dell'orientatore è una professione poco conosciuta e sulla quale si fa piuttosto confusione. Se dovessi darne una definizione sintetica?

In effetti la confusione intorno a questa figura professionale è più che giustificata. Credo sia impossibile dare una definizione esaustiva a causa delle mille sfaccettature che compongono la figura dell’orientatore. Da un lato è uno ‘psicologo’ che cerca di interpretare la personalità professionale di chi ha davanti. Da un lato è un ‘coach’ che stimola a perseguire un percorso professionale. Da un lato è un ‘amico’ che ascolta senza giudicare. Da un lato è un ‘selezionatore’ che mette in luce pregi e difetti del curriculum vitae.”

Quali sono le caratteristiche personali indispensabili per svolgere questo lavoro?

In primis una dote naturale di empatia. Quando ti trovi a parlare con una persona del suo percorso di vita in maniera quasi intima è fondamentale entrare in ‘contatto’ e non ferirne la sensibilità. Poi sicuramente una forte curiosità intellettuale che spinga ad interessarsi a qualunque tematica, non si sa mai chi puoi trovarti di fronte e che argomenti sarai tenuto a trattare. Apertura mentale, flessibilità e passione per questo lavoro che regala soddisfazioni quotidiane sono altre caratteristiche indispensabili.”

Quali competenze "tecniche", invece, si devono possedere per svolgere al meglio l'attività di orientatore?

Servono innanzitutto un forte know how sulle dinamiche del mondo del lavoro e un continuo aggiornamento professionale e culturale. Occorrono inoltre dimestichezza di tecniche di comunicazione interpersonale, tecniche di scrittura e comunicazione efficace nonché tecniche di selezione.”

Qual'è stato il tuo percorso formativo e come ti sei avvicinata a questa professione?

“C’è una domanda di riserva? A parte gli scherzi non è facile rispondere a questa domanda. Diciamo che ci sono arrivata un po’ per caso ma in effetti è stato il naturale compimento di un lungo percorso professionale.

Dopo gli studi universitari in comunicazione d’impresa ho fatto la gavetta in una grande agenzia di comunicazione a Milano. Ho cambiato diverse agenzie seguendo progetti molto importanti raggiungendo ruoli di responsabilità che mi hanno portato anche ad occuparmi della scelta delle risorse umane e della loro formazione.

A quel punto mi si è aperto un mondo… che mi piaceva molto e mi sono buttata in una nuova avventura: la formazione. Ho insegnato prima tecniche di comunicazione d’impresa poi, gli istituti di formazione hanno cominciato a richiedere percorsi più specifici di sviluppo personale e così ho deciso di completare il mio profilo seguendo corsi di pnl, leadership, public speaking e bioenergetica (in realtà qualcosa avevo già fatto durante il lavoro in agenzia).

Nel frattempo non ho mai smesso di inviare candidature e sostenere colloqui anche non direttamente inerenti alla mia professione. Per un po’, parallelamente alla mia professione di formatore, ho fatto da consulente per grandi selezioni.

Poi un giorno, per tutt’altro motivo, ho conosciuto l’amministratore di un sito web che si occupa proprio di orientamento e lavoro e di lì è iniziata questa nuova avventura che mette insieme un po’ tutti gli aspetti del mio percorso professionale.”

Che consigli daresti ad un neolaureato interessato a questa professione? Che percorso consigli dopo gli studi universitari?

Gavetta, gavetta e ancora gavetta! In un settore qualunque e anzi più selettivo è e meglio è! Ad oggi non credo esista un vero percorso che porti a questa professione. Una caratteristica imprescindibile è aver vissuto in prima persona nel mondo del lavoro. Non credo si possa insegnare a nuotare senza saper nuotare. Quindi credo che da un lato aiutino corsi di pnl e comunicazione in genere; un approccio creativo e curioso alla vita; la continua sperimentazione e la passione per ‘le persone’ e last but not least, ancora gavetta gavetta gavetta!”

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