Produttività aziendale: può aumentare col vicino di scrivania giusto

Un dipendente qualitativo dovrebbe sedersi accanto ad un collega produttivo. Cosa vuol dire? Scopritelo leggendo l'articolo

A scuola, gli insegnanti erano soliti cambiarci di posto, quando si accorgevano che tendevamo a distrarci troppo col compagno di banco. Una scelta comprensibile, tesa ad evitare che l’eccessivo chiacchiericcio producesse confusione in classe e invogliasse anche agli altri a prestare scarsa attenzione alle lezioni. E se la tecnica venisse applicata anche nei posti di lavoro? Non è un’idea così marziana, anzi. Uno studio condotto da alcuni specialisti e ricercatori universitari ha dimostrato che sistemarsi accanto al vicino di scrivania giusto, può fare la differenza. In termini di produttività ed efficacia. Non ci credete? Vi forniamo i dati che testimoniano tutto.


Lavorare in un ambiente comune non è sempre facile: la vicinanza di un collega rumoroso o chiacchierone può rendere la vita complicata. Per portare a termine gli incarichi che ci vengono assegnati, occorre darsi da fare e sistemarsi in una postazione dove è possibile concentrarsi facilmente. Stando a quanto verificato da alcuni addetti della Cornerstone OnDemand (società che aiuta le aziende a reclutare, gestire e formare il personale) e da alcuni ricercatori della Harvard Business School, sedersi al fianco di una determinata persona può produrre importanti miglioramenti ed irrobustire i profitti dell’azienda per cui si lavora. Lo studio – che si intitola “Planning strategic seating to maximize employee performance” – ha, infatti, dimostrato che col vicino di scrivania giusto, possiamo incrementare la nostra produttività del 13%. E la nostra efficacia del 17%. Niente male, se si pensa che ad un’azienda di grandi dimensioni, con 2 mila lavoratori alle sue dipendenze, la sistemazione ragionata dei posti a sedere può fruttare annualmente un milione di dollari in più.

Ma come si è giunti a questa conclusione? Ad essere sondato è stato un nutrito campione di lavoratori (oltre 2 mila) impiegati in aziende americane ed europee. Gli estensori della ricerca – che hanno osservato i dipendenti per due anni interi – sono partiti dalla distinzione tra tre diverse tipologie di lavoratori:

  1. Lavoratori produttivi: quelli che producono tanto, ma spesso a scapito della qualità. Secondo gli osservatori, producono il 38% in più della media, ma con un livello di qualità inferiore del 14%.
  2. Lavoratori qualitativi: quelli che lavorano bene, ma spesso a scapito della quantità. Secondo gli osservatori, producono il 33% in meno della media, ma con un livello di qualità superiore del 7%.
  3. Lavoratori generalisti: quelli che riescono a trovare una buona equilibratura tra la qualità e la quantità.

Stando a quanto certificato dalla ricerca, le soluzioni ottimali sono quelle che prevedono la vicinanza tra lavoratori generalisti (che dovrebbero dunque essere raggruppati insieme) e quella tra lavoratori qualitativi e produttivi. Per essere più chiari: se un lavoratore generalista si siede accanto ad un altro collega generalista, la sua produttività può aumentare del 13% e la sua efficacia del 17%. E lo stesso avviene se il vicino di scrivania di un lavoratore qualitativo è un lavoratore quantitativo. Il segreto del successo starebbe, insomma, nella combinazione di risorse con caratteristiche diverse, capaci di stimolarsi e compensarsi vicendevolmente. E di arrecare interessanti avanzamenti, in termini di produttività e guadagni.

“Fino ad adesso – ha osservato Dylan Minor, professore della Harvard Business School – non si era prestata sufficiente attenzione a quanto la disposizione fisica dei dipendenti e la loro vicinanza potesse impattare sulle loro prestazioni lavorative e sulla loro produttività. Questi risultati dimostrano che le aziende possono sviluppare una struttura organizzativa capace di massimizzare le performance dei lavoratori semplicemente sfruttando la loro posizione. Si tratta di qualcosa che le imprese possono gestire praticamente a costo zero e che può costituire un’importante risorsa per incrementare i ritorni sul capitale umano”. 

Sedersi al fianco della persona giusta può fare la differenza. Basta partire da un’attenta auto-analisi, tesa a comprendere a quale tipologia di lavoratori apparteniamo, e puntare sul partner più indicato. Che non è necessariamente il collega che ci sta più simpatico, ma quello che – in forza delle differenze che ci distinguono – può portarci a produrre di più ed a crescere più in fretta. Il perfezionista imparerà a gestirsi meglio i tempi con un collega frenetico a fianco. E, dal canto suo, invoglierà il vicino a tentare di fare le cose per bene. A beneficio della produttività dell’intera azienda.




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