Primo maggio, 3 milioni al lavoro pure la domenica

Non si sono ancora placate le polemiche attorno ai casi di Firenze e di Milano, con i rispettivi sindaci che avevano emesso un’ordinanza, che offriva la possibilità ai commercianti e operatori del settore turistico-alberghiero e dei servizi in genere (bar, ristorazione) di aprire i battenti pure per l’occasione del primo maggio, festività dedicata alla celebrazione del lavoro, che quest’anno ricade di domenica.

Contrarissima la posizione della Cgil, che vedeva nell’iniziativa una sorta di sacrilegio della festività, mentre i sindaci Renzi e Moratti avevano motivato la decisione, sulla base della necessità di ravvivare la città, meta di turisti, nonché per ampliare le possibilità di vendita e di affari.

Ma la Cgil di Mestre mette in risalto come quello del primo maggio sia stato un falso problema, dato che ben 3 milioni di lavoratori, secondo i dati dell’istituto veneto, avrebbero lavorato almeno una volta al mese di domenica, con addirittura 2 milioni di persone che lavorano anche due o più domeniche al mese.

Il settore in cui avviene la maggiore incidenza di lavoro domenicale è quello turistico-alberghiero, con il 64% della forza-lavoro, pari a oltre mezzo milione di persone; seguono la pubblica amministrazione e la difesa, quasi al 27%, con circa 372 mila lavoratori; sanità e assistenza sociale, al 22%, per un numero di circa 625 mila persone.

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