Prevenzione degli infortuni: cosa si intende per “luogo di lavoro”?

La Corte di Cassanzione in una recente sentenza definisce esattamente come va intesa l'espressione "ambiente di lavoro", con le necessarie ripercussioni in tema di prevenzione degli infortuni.

Per quanto concerne la prevenzione degli infortuni, il concetto di “luogo di lavoro” deve intendersi in maniera molto ampia, andando a ricomprendere tutto lo spazio in cui può svilupparsi l’attività lavorativa e non solo: si può intendere come luogo di lavoro anche lo spazio in cui le persone sono autorizzate ad accedere per tutte le ragioni connesse all’attività lavorativa, e anche per i momenti di pausa, riposo e sospensione del lavoro (ovvero, i c.d. “luoghi di passaggio”, i locali destinati a spogliatoi del personale, e così via).


La sentenza Cass. Pen. Sez. IV, 11 aprile 2016, n. 14775

Come riferisce il sito Ipsoa, con la sentenza in titolo, la Corte di Cassazione ha compiuto alcuni interessanti spunti valutativi sulla nozione di ambiente di lavoro, sottolineando e precisando in quali ipotesi e in quali condizioni il lavoratore che si trova in tale ambiente è coperto dalla garanzia prevista dalla disciplina prevenzionistica antiinfortunio. Ebbene, come sopra anticipato, la Suprema Corte non solo ha affermato che luogo di lavoro è quello in cui si può svolgere l’attività lavorativa, bensì deve intendersi come tale anche quel luogo destinato ai lavoratori dal datore di lavoro ai momenti di pausa, di riposo, di svago o di sospensione dell’attività lavorativa.

La vicenda processuale

Alla sentenza della Suprema Corte si è giunti in seguito alla sentenza con cui la Corte di Appello riconosceva colpevole l’imputato del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. L’incidente, nel dettaglio, era avvenuto durante le operazioni di taglio di un albero che, cadendo, aveva colpito a morte un uomo. La Corte d’Appello aveva escluso la responsabilità del lavoratore chiamato all’abbattimento, ma aveva evidenziato che la causa dell’evento era da ricondursi alla inosservanza in materia prevenzionale addebitata all’imputato. La causa dell’incidente era ricollegata alla caduta dell’albero e all’effetto di “rimbalzo” in terra dello stesso.

Contro la sentenza, il titolare della ditta proponeva ricorso in Cassazione, lamentando la pretesa difformità tra la constatazione (basata sulla qualifica di lavoratore del deceduto e quindi sull’omessa osservanza della normativa cautelare posta a tutela dei lavoratori) e la condanna (non è stato possibile qualificare la persona deceduta come dipendente, e si è dunque ritenuto essere un estraneo che si era trovato in sede di lavoro, con conseguente addebito ponderato sull’inosservanza dell’obbligo di impedire l’accesso al sito di lavoro a persone diverse dai lavoratori).

Definizione di ambiente di lavoro e conseguenti responsabilità

Per quanto concerne i nostri fini, i giudici della Suprema Corte hanno ribadito che per ambiente di lavoro deve intendersi tutto il luogo e tutto lo spazio in cui l’attività lavorativa si sviluppa e in cui coloro che sono autorizzati ad accedere nel cantiere – indipendentemente dall’attualità lavorativa – e coloro che vi accedono per ragioni connesse all’attività lavorativa, possono recarsi o sostare anche nei momenti di pausa, di riposo e di sospensione del lavoro. In tutto questo spazio vige quindi la disciplina di prevenzione degli infortuni.

Quanto sopra non è, ad ogni modo, orientamento del tutto nuovo. Già in tempi remoti la giurisprudenza aveva infatti affermato che, in tema di infortunistica, l’ambiente di lavoro va inteso in senso non già restrittivo, bensi più ampio, includendo anche i luoghi in cui i lavoratori devono recarsi per incombenze di qualsiasi natura, e – più recentemente – anche i luoghi di passaggio, il locale destinato a spogliatoio del personale e altre aree in cui devono essere operanti le misure antinfortunistiche.




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