Porto di Ancona: a rischio 2000 posti di lavoro

Al porto di Ancona sono a rischio oltre 2000 posti di lavoro, l’ha annunciato la CGIL che ha riunito un’assemblea cittadina per discutere delle prospettive economiche dell’area portuale.


L’iniziativa promossa dalla Cgil prevede, oltre ad una manifestazione regionale, che si realizzerà il 9 aprile, alla quale prenderà parte la segretaria generale Susanna Camusso, anche uno sciopero generale, organizzato per il 6 maggio.

La situazione si mostra difficile anche nelle aziende del sistema di appalto e subappalto della Fincantieri, che hanno già perso almeno 1.300 posti di lavoro, senza contare che molte di quelle aziende hanno già chiuso.

Il sindacato è preoccupato per le difficoltà dello stabilimento Fincantieri, attualmente senza commesse, soprattutto per i non risolti problemi di competitività infrastrutturale del porto.

Senza contare che per il completamento delle opere previste si aspettano ancora i 226,5 milioni di euro promessi dal ministro dei Trasporti Matteoli nell’Accordo di programma firmato nel 2009 con la Regione Marche. Il problema è estremamente grave, infatti se alla Fincantieri dovesse continuare la mancanza di commesse, scatterà la cassa integrazione per quasi tutti i 600 dipendenti.

Un altro fatto negativo è il calo del traffico di merci cha ha come causa-effetto la crisi di aziende che trattano cereali: la Bunge che ha sostanzialmente cessato l’attività e la Sai che ha chiesto la Cig in deroga.

Questa riduzione si riflette su tutte le attività di servizi portuali a terra e a mare (ormeggiatori, rimorchiatori, movimentazione merci di portuali, gruisti e autotrasporti). Tre ditte di spedizioni hanno già interrotto l’attività, con la perdita di 50 posti di lavoro in pochi mesi.



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