Più occupati, soprattutto al Sud: lo dice l’Istat

Buone nuove per il Mezzogiorno dove, in un anno, il numero degli occupati è cresciuto di 136 mila unità. E tra i giovani, a trovare più facilmente lavoro sono quelli che studiano di più

L’ultima fotografia sul mercato del lavoro scattata dall’Istat va analizzata con attenzione. Secondo la rilevazione, nel terzo trimestre dell’anno, si sono contati più occupati, soprattutto al Sud. Un dato che cozza (almeno in parte) con quanto recentemente documentato dall’Inps, secondo cui la Sicilia, la Puglia e la Calabria continuano ad essere, invece, le regioni in cui si registra la minor crescita di assunzioni a tempo indeterminato.


Stando a quanto verificato dall’istituto nazionale di statistica, tra luglio e settembre, il numero degli occupati italiani è aumentato, rispetto all’anno scorso, di 247 mila unità, di cui 136 mila (più della metà) nel Mezzogiorno. Nell’insieme dell’economia, l’incremento congiunturale dell’occupazione ha riguardato esclusivamente il lavoro a termine, il Centro-Sud e soprattutto i giovani tra i 15 e i 34 anni; mentre il lavoro a tempo indeterminato è cresciuto, rispetto all’anno scorso, soprattutto tra gli uomini sopra i 50 anni. Ma non rilassiamoci troppo: se è infatti vero che il tasso di occupazione ha fatto segnare un leggero aumento, è altrettanto vero che, negli ultimi mesi passati in rassegna dall’Istat (settembre e ottobre), la tendenza si è invertita traducendosi in una sostanziale battuta d’arresto. L’andamento del nostro mercato del lavoro è, insomma, suscettibile a continue oscillazioni.

Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, l’11,7% rilevato nel terzo trimestre ha segnato una flessione rispetto al 12,3% dei tre mesi precedenti. E a scendere è stata anche la quota di disoccupati di lunga durata (dal 62,4% di un anno fa all’attuale 58,1%). Detta in numeri: in Italia, le persone rimaste senza lavoro da più di un anno sono un milione e 555 mila e, tra queste, si contano anche molte donne. Per le quali occorre però fare una precisazione, visto che al calo del loro tasso di disoccupazione non è corrisposto quello del tasso di inattività (che ha continuato a salire). E i giovani? A loro, l’istituto di statistica nazionale consegna un  messaggio importante, quando precisa che il loro ingresso nel mercato del lavoro è avvantaggiato dal conseguimento di un titolo di studio alto. Il tasso di occupazione (cresciuto dell’1,1% in un anno) risulta, infatti, pari al 75,7% tra i laureati e pari al 63,2% tra i diplomati. Mentre tra i ragazzi che si sono fermati alla licenza media, solo il 43,5% riesce a trovare un impiego.




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