Più medicine, meno viaggi e giochi d’azzardo. Come spende l’Italia della crisi

No ai giochi d’azzardo, no alle vacanze, gli italiani rinunciano perfino alla montagna, ma consumano più medicine. Con la crisi che ancora abbraccia le famiglie italiane e ridefinisce i consumi di quest’ultime, la ricerca realizzata da Ipsos per l’Acri, Gli italiani e il risparmio,  presentata a Roma in occasione della Giornata del risparmio, pone in evidenza come gli acquisti degli italiani che più provano a risparmiare siano nettamente cambiati. L’amore dei residenti del Bel Paese per gli investimenti nel mattone, ad esempio, ha subìto una brusca frenata, il settore è infatti  in netto calo. Se nel 2006 la quota di quanti vedevano nel mattone l’investimento ideale era il 70% e nel 2010 il 54%, nel 2011  tale quota è scesa al 43%, nel 2012 al 35%  e attualmente si aggirerebbe sul 29%; ma sono calate anche le spese per giochi d’azzardo e lotterie. Sono invece aumentati gli acquisti di medicinali.


Le famiglie colpite dalla crisi e soprattutto dalla mancanza di una occupazione stabile o di una qualsiasi occupazione, oltre che dal rincaro dei prezzi per colpa dell’aumento dell’Iva, hanno cambiato i loro consumi ed il loro modo di fare acquisti, evitando di comprare più del necessario. Gli italiani hanno ridotto le spese fatte con impulsività, hanno cioè fatto calare del 35% gli acquisti riguardanti i giochi e le lotterie, iniziando così ad affidarsi di meno alla Dea Bendata per il raggiungimento del proprio riscatto, facendo contrarre le scorte, ed aumentando altri consumi. Possibile però che si sia verificato un cambio così drastico delle abitudini relative ai consumi? Dai dati della ricerca emerge come le spese dettate dall’impulso si siano concentrate soprattutto in determinati periodi dell’anno. Gli italiani hanno ridotto al lumicino anche le tanto agognate vacanze, togliendo i fondi destinati ai viaggi ed ai pranzi fuori casa. Meno pizzerie e ristoranti, e più in generale, meno svaghi, a favore di spese per i medicinali e per le cure mediche.  Tutto ciò ha avuto una serie di conseguenze non trascurabili; il mercato dello sci alpino, ad esempio, è crollato del 50%,

Siamo un popolo di ipocondriaci? O siamo invece molto soggetti a malattie? Non è dato sapere, fatto sta che, analizzando bene i dati, si può vedere come i consumi siano diventati più selettivi, ma soprattutto come, senza alcuna distinzione di classe sociale, nessuno abbia diminuito gli acquisti di medicinali. Nello specifico il 62% delle persone intervistate ha dichiarato di non aver cambiato le sue abitudini legate all’acquisto di farmaci, il 28% degli intervistati, invece, ha affermato di aver implementato il budget riservato a tali acquisti e solo il 10% ha detto di averlo notevolmente ridotto.




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