Piloti diabetici: in Canada, Gran Bretagna e Irlanda possono volare

Un recente studio ha dimostrato che i piloti di aereo che si curano con l'insulina non rappresentano un rischio per la propria e l'altrui sicurezza. Ma c'è un protocollo da rispettare

Il diabete è una malattia insidiosa, che può causare non pochi problemi. Lo sanno bene gli appassionati di volo, coloro che hanno dedicato buona parte della loro vita ad apprendere come si pilota un aereo. Che, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno potuto opporre resistenza al divieto di entrare in una cabina di pilotaggio. Ma qualcosa sta per cambiare. Il Canada è stato il primo Paese al mondo, nel 2002, a permettere ai piloti diabetici di prendere i comandi di un aeromobile commerciale. A seguire la Gran Bretagna (nel 2012) e l’Irlanda (nel 2015), che hanno autorizzato il rilascio di un certificato medico di classe 1. Ma non si pensi che sia stata una scelta fatta con leggerezza. Anzi: a smentire la credenza secondo cui i piloti diabetici rappresenterebbero un rischio per la propria e l’altrui sicurezza è arrivato uno studio recentemente presentato a Monaco, nel corso di un congresso organizzato dall’Easd, la European Association for the study of Diabetes.


aero in volo al tramontoLo studio ha preso le mosse da un serrato monitoraggio condotto su un campione di piloti inglesi diabetici che assumono insulina e altri farmaci orali per tenere a bada il livello di zuccheri nel sangue. L’indagine, che si è svolta nell’arco di tre anni, ha dimostrato che solo nello 0,2% dei casi, i piloti sotto la lente di osservazione hanno fatto registrare parametri fuori controllo (da semaforo rosso). Senza comunque causare problemi di alcun genere a se stessi, all’equipaggio e ai passeggeri a bordo. Se ne deduce che, con le giuste e irrinunciabili precauzioni, anche chi soffre di diabete può serenamente pilotare un aereo. Ne è convinta la Caa, l’autorità di aviazione civile britannica, che ha messo in piedi una taskforce di addetti al lavoro ed esperti diabetologi per sviluppare un protocollo ad hoc. Alla base di tutto, l’esigenza di definire dei criteri e di certificare i risultati di periodiche misurazioni condotte sui piloti diabetici. Che si sono sottoposti a scrupolosi controlli: il loro livello di glicemia è stato, infatti, testato due ore prima della partenza, 30 minuti prima del decollo e 30 minuti prima dell’atterraggio. Non solo: durante il volo (che poteva coprire distanze brevi, ma anche medie e lunghe), i piloti sottoposti ai controlli disposti dalla Caa hanno dovuto misurare i loro livelli glicemici ogni ora (se usavano l’insulina) o ogni due ore (se assumevano farmaci orali).

Il “disco verde” concesso ai piloti affetti da diabete in Canada, Gran Bretagna e Irlanda ha suscitato reazioni in tutto il mondo. Specie negli Stati Uniti dove l’Ada (l’Associazione americana per il diabete) sta proponendo di approfondire la faccenda e di esaminare i casi con più attenzione. E in Italia? “L’attuale normativa italiana – ha spiegato il presidente del Sid (Società italiana di diabetologia), Giorgio Sesti – non consente la concessione della licenza a piloti di linea con diabete in trattamento con insulina o farmaci orali che possano causare ipoglicemie. Se questa restrizione appare dettata da logiche motivazioni di buonsenso, i progressi del trattamento del diabete con nuovi farmaci che non causano ipoglicemie e con insuline sempre più intelligenti che riducono i rischi d’ipoglicemia aprono alla possibilità che questa patologia possa essere trattata in assoluta sicurezza”. “Lo studio britannico sui piloti insulinotrattati – ha aggiunto Sesti – dimostra chiaramente che si possono pilotare aerei su rotte commerciali in piena sicurezza attraverso un attento monitoraggio della glicemia e un protocollo terapeutico rigoroso. La Sid è disponibile a collaborare con le autorità per sviluppare protocolli per trattare e monitorare la malattia”. 




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