Pil: andamento lento, +0,2% in tre mesi

Il nostro Pil guadagna solo lo 0,2% rispetto al trimestre precedente. L'istantanea scattata dall'Istat non fa ben sperare per il raggiungimento dell'obiettivo a cui tende il governo: quello di chiudere l'anno con una crescita dello 0,7%

Continua la crescita da “prefisso telefonico” della nostra economia che, nel secondo trimestre del 2015, non è riuscita ad andare oltre un modesto +0,2%. In pratica, la ricchezza prodotta dal nostro Paese, tra aprile e giugno, ha superato di pochissimo quella prodotta tra gennaio e aprile; mentre rispetto allo stesso periodo del’anno precedente, il Pil italiano ha guadagnato lo 0,5% in più.


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image by Gts

Il valore congiunturale rilevato dall’Istat nel secondo trimestre del 2015 risulta in leggera flessione rispetto al +0,3% registrato nei tre mesi precedenti. Mentre il +0,5% su base annua supera il +0,1% rilevato nel primo trimestre dell’anno. Detta altrimenti: se è vero che, rispetto al 2014, i cambiamenti in positivo ci sono, è altrettanto vero che i ritmi della presunta ripresa appaiono talmente lenti da far dubitare che, a fine dell’anno, si arrivi all’obiettivo dello 0,7% che il governo si prefigge di centrare. 

Ma andiamo con ordine: la variazione congiunturale (ovvero quella stimata sul trimestre precedente) che, come già detto, si è attestata sullo 0,2%, è il risultato dell’aumento del valore aggiunto riscontrato nel settore dei servizi. A cui ha, però, fatto da controbilanciamento il calo rilevato in agricoltura, mentre nel settore dell’industria tutto è rimasto sostanzialmente stabile. Ancora: se rispetto ai tre mesi precedenti, tra aprile e giugno, la domanda interna è leggermente migliorata, quella estera ha invece subito una battuta d’arresto.

E non incoraggia sapere che, in altre parti del mondo, le cose vanno in maniera diversa. Il Pil degli Stati Uniti, ad esempio, è cresciuto dello 0,6% rispetto al primo trimestre del 2015 e del 2,3% in un anno. Per non parlare del Regno Unito che ha fatto registrare un avanzamento congiunturale dello 0,7% e del 2,6% su base annua. L’Italia continua, insomma, a crescere troppo poco, posizionandosi nelle retrovie della classifica dell’Eurozona (che ha fatto segnare un +0,3% rispetto al trimestre precedente).

I pallidi risultati certificati dall’Istat hanno scatenato un diluvio di reazioni. E se dal governo si sono affrettati a commentare che si tratta di stime in linea con le previsioni, altri osservatori come il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha invece tristemente notato che “è la conferma che non c’è una ripartenza vera”. Per non parlare delle opposizioni (da Forza Italia alla Lega, passando per Fratelli d’Italia, Sel e M5S), che hanno puntato l’indice contro le misure del governo Renzi che, fino ad ora, avrebbero avuto l’unico merito di far crescere l’Italia ai ritmi della disastrata Grecia.



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