Pigrizia sociale al lavoro: cos’è e come combatterla

Ci sono persone che tendono a fare di meno quando lavorano in gruppo: sono i soggetti affetti da pigrizia sociale che può essere neutralizzata con le giuste contromisure. Vediamo quali

Lavorare in gruppo può essere avvincente, ma anche avvilente, quando ci si ritrova a fare squadra con persone che scelgono coscientemente di “battere la fiacca”. Non importa quanto impegno e serietà ci metterai, se avrai la sfortuna di collaborare con un collega indolente, distratto o poco coinvolto, sarà difficile (per non dire impossibile) portare a casa il risultato richiesto. Ma non disperare: una volta individuato il problema, occorre solo scovare la soluzione. Gli esperti lo hanno già fatto, fornendo le loro personali ricette per mitigare i contro-effetti della cosiddetta “pigrizia sociale”. Che, al lavoro, può mettere le ganasce a successi importanti. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Cos’è la pigrizia sociale

Per pigrizia sociale si intende quel comportamento che spinge le persone a lavorare di meno, quando sono in gruppo. O se si preferisce, la tendenza di certi soggetti ad esercitare minori sforzi, per il raggiungimento di un obiettivo, rispetto a quando sono da soli. In pratica, non è detto che si tratti di fannulloni o sfaticati di professione; ma di persone che possono perdere il mordente e la motivazione, quando vengono chiamate ad operare con gli altri. E che, in maniera più o meno consapevole o più o meno intenzionale, possono mandare in fumo progetti importanti.

Facciamo un esempio pratico: se il capo ti assegna un compito che prevede il coinvolgimento di altri colleghi, tu puoi ovviamente garantire sulla qualità e la puntualità della tua performance, ma non puoi certo “mettere la mano sul fuoco” sulla serietà e sull’impegno degli altri. E se a progetto avviato, dovessi accorgerti che i tuoi compagni non stanno facendo il loro dovere? Se rischiassi una “ramanzina” da parte del capo, per colpa della disorganizzazione degli altri? Non perdere la testa e prova a riflettere su cosa sia meglio fare.

Come accennato sopra, i colleghi con cui devi portare a termine il progetto potrebbero non essere degli incalliti perditempo, ma solo dei “pigri sociali”, che faticano a dare il meglio di sé, quando vengono coinvolti in progetti collettivi. Prova ad affrontare la faccenda con lucidità e spiega loro quali sono le tue aspettative: a inficiare il risultato potrebbe essere la mancanza di chiarezza o la scarsa comunicazione tra voi. Se non ne vieni a capo, allora è il caso di approfondire la questione e di documentarti sulla pigrizia sociale. A cui sono stati dedicati studi interessanti che possono aiutarti a “trovare la quadra”.

Le cause della pigrizia sociale

La prima cosa da capire è cosa spinge le persone a dare di meno, quando lavorano in gruppo. Tra le cause principali, c’è sicuramente la percezione che il loro contributo personale non sia indispensabile al raggiungimento dell’obiettivo. E’ il ragionamento che tendono a fare quei “pigri sociali” che hanno scarsa considerazione di se stessi e delle loro capacità (che difettano di autostima) e che si convincono che la loro partecipazione non abbia alcuna rilevanza.

Ma c’è di più: stando agli studi condotti negli anni sul fenomeno della “pigrizia sociale”, a incidere in maniera importante è anche la mancanza di una solida motivazione che, secondo gli esperti, cresce quando l’obiettivo viene percepito come raggiungibile e di valore e diminuisce quando appare poco importante e irrealizzabile. Il che dipende, molto spesso, anche dal tipo di gruppo che si viene a costituire. Se all’interno del team, ci sono persone collaborative, rispettose degli altri e votate al sacrificio, il tasso di pigrizia sociale dovrebbe scendere; mentre se il gruppo è costituito in prevalenza da soggetti pigri, distratti e poco coinvolti, è destinato a salire. E ad ostacolare il raggiungimento del risultato finale potrebbe essere anche la dimensione del gruppo: gli studiosi hanno rilevato che, in squadre di lavoro particolarmente numerose, la probabilità che alcuni membri scelgano di non partecipare (convinti come sono che saranno gli altri ad occuparsi di tutto) è più elevata rispetto ai gruppi più piccoli dove a coordinarsi sono poche e selezionate persone.

Secondo il ricercatore Kenneth Price dell’Università del Texas, ci sono poi altri due fattori che possono favorire l’insorgere della pigrizia sociale in un ambiente di lavoro: la superfluità e la correttezza. Quando all’interno di un gruppo, alcuni soggetti si rendono conto di lavorare con persone più capaci di loro, tendono a “gettare la spugna” (perché si sentono superfui ed ininfluenti) e si fanno da parte. E lo stesso può accadere a chi si convince che il suo contributo non viene tenuto nella giusta considerazione, per motivi discriminatori che possono riguardare il genere o l’appartenenza ad una determinata etnia. La presunta mancanza di correttezza spingerebbe queste persone a diventare dei “pigri sociali” e a rintanarsi in un angolino per evitare contrasti e divergenze.

Cosa fare: i rimedi alla pigrizia sociale

Assunto dunque che la “pigrizia sociale” può rappresentare un serio problema per chi deve dividere incarichi e responsabilità coi colleghi, cerchiamo di capire come è possibile evitare che il virus della sfiducia e dell’accidia mandi in fumo progetti importanti. Occorre innanzitutto puntare su:

  • organizzazione del gruppo: è importante che vengano assegnati incarichi specifici a tutti i componenti del team e che tutti si sentano valorizzati allo stesso modo;
  • chiarezza degli obiettivi da raggiungere: tutti i membri del gruppo devono avere ben chiaro in mente cosa devono fare ed entro che tempi devono portare a termine i loro compiti;
  • coinvolgimento dei collaboratori: tutti i componenti della squadra di lavoro devono comprendere che il loro contributo è fondamentale al raggiungimento dell’obiettivo finale. Devono, insomma, responsabilizzarsi e realizzare che dal loro impegno e dalla loro professionalità dipende il successo di tutti.
  • selezione dei componenti: per evitare che si inneschino dinamiche nocive all’interno del gruppo, è bene selezionare con cura le persone ed evitare di coinvolgerne troppe (max 10).

Studi scientifici hanno dimostrato che portare a termine un incarico (specie se particolarmente oneroso) procura un elevato benessere fisico e mentale connesso al rilascio, da parte del cervello, di una sostanza chimica che si chiama dopamina. Concediti il piacere di condividere il successo coi colleghi e impegnati al massimo per far sì che la tua carriera decolli e la tua azienda prosperi. Spuntare una voce dalla lista delle cose da fare non ha prezzo, specie se lo si fa con gli altri.

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