Personal branding: qualche consiglio per vendersi bene al lavoro

Il sito Workher ha messo in fila dei suggerimenti per fare colpo sui selezionatori. Scorriamoli insieme

La pratica di ricorrere a termini stranieri per definire concetti che possono essere tranquillamente espressi in lingua italiana indispone i più tradizionalisti, ma non può essere ignorata né tanto meno disconosciuta. Perché in certi ambienti di lavoro, parlare di personal branding o di web reputation e convocare riunioni in cui si discute di mission e vision e si assegnano task è diventata una consuetudine che impone di stare a passo coi tempi. E con l’esterofilia lessicale. Cerchiamo di non farne un caso: al di là delle sigle, quello che è fondamentale capire è che, quando si cerca lavoro, bisogna sapersi vendere ed imparare a mettere in risalto i punti di forza e le peculiarità che possono spingere i reclutatori a volerne sapere di più sul nostro conto. Come si fa? Vi diamo qualche dritta.


Consigli per potenziare il proprio personal branding

Ad aiutarci è l’infografica che Workher – piattaforma che fornisce assistenza alle donne che lavorano e che vogliono fare rete in Italia – ha realizzato di recente, ponendo l’accento sull’importanza di curare il proprio personal branding. Ve la proponiamo, seguita da qualche nostra personale considerazione.

L’infografica confezionata da Workher si rivolge ad un pubblico rigorosamente femminile, ma dispensa suggerimenti che superano la distinzione di genere e possono essere tranquillamente fruiti da tutti. Partiamo col dire che fare personal branding significa studiare una strategia vincente, che ci permette di differenziarci dagli altri e – in ultima battuta – di farci scegliere dai selezionatori. Per riuscirci, occorre lavorare su più fronti (di presenza e sul web) ed impegnarsi a trasmettere sempre il meglio di noi. Come si fa?

Dettagliamo le competenze e mettiamo in risalto i punti di forza

Limitarsi a mettere in fila le nostre esperienze lavorative sul curriculum potrebbe non essere la mossa migliore. Cerchiamo di fornire informazioni più specifiche e di supportare (con fatti e dati) i successi che abbiamo raggiunto nel corso della nostra carriera. Marchiamo l’accento sui nostri punti di forza (l’infografica suggerisce di scovarne 5, ma possono essere anche di più o di meno) e diamo risalto a quello che sappiamo fare bene. A ciò che ci ha sempre procurato gli apprezzamenti del capo, dei colleghi o dei compagni di scuola.

Mostriamoci sicuri e volitivi

I selezionatori prederanno in considerazione la nostra candidatura solo se dimostreremo di avere le idee chiare. Il che – secondo gli estensori dell’infografica – equivale a dire che dobbiamo avere una mission e una vision ben definite. Per essere più chiari: dobbiamo dimostrare, in sede di colloquio di lavoro, che puntiamo al raggiungimento di uno scopo professionale ben preciso e che abbiamo ideato un piano strategico per centrare il risultato. I candidati sicuri e volitivi vengono considerati con più attenzione e preferiti a quelli che dichiarano di non sapere ancora cosa vogliono fare da grandi.

Raccontiamoci bene

Uno dei punti su cui l’infografica si sofferma è quello che riguarda la capacità di raccontarsi bene. Un personal branding vincente non può, infatti, non tenere conto del potere di fascinazione che una storia può esercitare su chi l’ascolta. Da qui il consiglio di raccontarsi in maniera efficace (senza esagerare con le auto-celebrazioni) e di giocare anche sul piano delle emozioni e dell’ilarità. Facendo attenzione a chi si ha di fronte: se realizziamo di avere a che fare con un selezionatore vecchio stampo, che imposta in maniera molto rigida il colloquio, forse è il caso di non esagerare con le battute di spirito. L’essenziale è che, come viene sottolineato nell’infografica, la nostra storia non risulti piatta e che riesca a suscitare interesse e magari anche qualche emozione.

Tra gli altri consigli messi in fila da Workher, ricordiamo poi l’importanza di scrivere una “branded biography” ovvero una breve autobiografia in cui spieghiamo chi siamo, cosa abbiamo fatto, quali sono i nostri interessi e le nostre passioni e come siamo riusciti a raggiungere i risultati collezionati fin qui. E quello di prestare particolare attenzione al piano di comunicazione, nel caso in cui ci troviamo alla guida di un’attività imprenditoriale.

Per fare bene e dare peso al proprio personal branding, è inoltre consigliabile creare un sito ed aprire un blog personale, facendo attenzione a puntare sulle parole-chiave o sugli argomenti che riscuotono più successo sul web e che possono quindi procurare più visualizzazioni. E infine i social, che meriterebbero un approfondimento a parte. Utilizziamoli in maniera corretta ed accertiamoci di veicolare immagini e messaggi coerenti con quello che siamo o che diciamo di essere ai selezionatori. Il web non autorizza ad essere meno seri o “politicamente corretti” di quanto non lo siamo nella vita reale: teniamolo sempre a mente.

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