Permessi elettorali e lavoro, il vademecum

Tra non molto si terranno le elezioni amministrative, per il rinnovo dei consigli provinciali e comunali in molte città italiane, oltre che per l’elezione dei presidenti di provincia e dei sindaci. A giugno, poi, sarà il turno del referendum.


Come a ogni tornata elettorale, alle urne ci sarà un esercito di presidenti di seggio, scrutatori e segretari, e poi rappresentanti di lista, dei sì o no al referendum.

Centinaia di migliaia di lavoratori, dunque, che dovranno assentarsi dal posto di lavoro. Proprio per questo, i consulenti del lavoro hanno creato un vademecum, una guida per le aziende e i lavoratori, su come gestire questi periodi di assenze dal posto di lavoro.

I consulenti ricordano come il lavoro o la presenza in qualità di rappresentante di lista ai seggi dovranno essere considerati a tutti gli effetti giornate ordinarie di lavoro. Ne consegue che se i giorni trascorsi alle urne fossero per il lavoratore festivi o non lavorativi, egli avrà diritto a giorni di riposo compensativo o in alternativa a una retribuzione in quote supplementari, rispetto all’ordinaria retribuzione.

Riguardo ai riposi compensativi, secondo l’orientamento della Corte Costituzionale, questo diritto maturerebbe nel periodo immediatamente successivo alle giornate trascorse ai seggi, per garantire il diritto al riposo del lavoratore. Quindi, o nei due giorni immediatamente successivi alla chiusura delle urne o, comunque, entro pochi giorni lavorativi.





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