Perdere la capacità lavorativa: pochi se ne preoccupano

Secondo un recente studio Zurich, pochi in Italia si preoccupano del rischio di perdere la capacità lavorativa.

Può sembrare molto strano, ma in un Paese dove il tasso di disoccupazione fatica a scendere, le opportunità professionali non abbondano, e la crisi attanaglia ancora le speranze dei più giovani, nessuno – o quasi – sembra essere timoroso di perdere la capacità lavorativa. In altri termini, si teme sì di perdere il lavoro, ma non di perdere la propria capacità di lavoro a causa dell’invalidità.


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Ecco i risultati di uno studio di Zurich Insurance.

Secondo lo “Studio sul divario della tutela del reddito”, condotto da Zurich Insurance Group, con la partecipazione di un campione di 6.000 intervistati tra Germania, Irlanda, Italia, Spagna, Svizzera e Inghilterra, nel nostro Paese solamente il 10% delle persone sembra essere concretamente preoccupato della perdita della propria capacità lavorativa, con punte del 25% tra le persone che lavorano.

Ben l’82% degli italiani crede che, nel caso in cui si dovesse perdere la capacità lavorativa, sarebbe lo Stato a provvedere al sostegno finanziario in ipotesi di invalidità, mentre il 6% ritiene che otterrà un aiuto dal proprio datore di lavoro, e il 4% dalle assicurazioni.

In maniera ancora più dettagliata, lo studio ritiene che non solo in Spagna e in Italia la consapevolezza delle possibilità di tutela del reddito, anche attraverso le assicurazioni, sia sotto del 30%, ma che anche in altre economie come quella tedesca è sotto del 50%. Il 30% degli italiani in particolare, in caso di perdita del lavoro per invalidità nei primi sei mesi confiderebbe nei risparmi, mentre il 28% nello Stato.

Ma cosa accade a lungo termine? In questa ipotesi, gli stessi soggetti domanderebbero aiuto alle famiglie (25%) e affiderebbero in misura minore ai risparmi (24%) o allo Stato (23%). Discorso diverso nell’ipotesi in cui i soggetti dovessero rimanere impossibilitati a lavorare per il resto della loro vita: queste persone conterebbero per il 46% sullo Stato e per il 27% sulla propria famiglia.



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