Perchè non mi prendono se ho troppa esperienza?

Mi domando e vi domando: Ho un lungo e interessante curriculum, ma se mi volessi accontentare di fare la segretaria di studio medico o la cassiera di supermercato, perché mi dicono di essere troppo esperenziata????!!!!!

Teresa G. – Pubblicato sulla Pagina Facebook di Bianco Lavoro


Risposta di Bianco Lavoro

Questo quesito è molto interessante e soprattutto riguarda moltissime persone, abbiamo deciso quindi di rispondere direttamente qui su Bianco Lavoro.

Il problema tocca molti poiché è frequente sentire di professionisti che, per un motivo o per l’altro, hanno perso il lavoro e per ripartire, o comunque per vivere, si adatterebbero ad altri lavori, anche molto più umili, ma si vedono chiudere le porte in faccia con la motivazione “sei sovradimensionato”, “il tuo CV è troppo qualificato per questo lavoro”, “con la tua laurea ed i tuoi master puoi aspirare a ben altro!”, etc…

Le motivazioni che spingono l’azienda a dare queste risposte sono fondamentalmente due:

1) E’ una scusa, una facile giustificazione per scartare una candidatura. Infatti i selezionatori sono sempre in grossa difficoltà quando devono motivare al candidato le ragioni della sua esclusione. Dare motivazioni reali (ad esempio: “non sei abbastanza empatica”, “hai un carattere che non ti permetterebbe di integrarti”, “non sei una persona flessibile”, “non hai doti di problem solving”, etc…) è spesso sgradevole ed oltretutto quasi mai accettato dai candidati stessi, che replicano e danno le proprie motivazioni. Il selezionatore sceglie quindi di essere il più diplomatico possibile e spesso non da alcuna risposta o motivazione. Il fatto di dire “hai troppa esperienza” o “sei troppo qualificata” da al selezionatore la possibilità di scartare il candidato facendo un complimento. La scelta del selezionatore è quindi: meglio una bella bugia piuttosto di una brutta verità.

2) La risposta è reale, è vero quindi, la persona troppo qualificata o con troppa esperienza viene esclusa. Non c’è da meravigliarsi di questo, infatti il buon selezionatore non deve limitarsi a cercare la “migliore figura” ma “la figura più adatta a quella precisa posizione”, e certamente un candidato che si “accontenta” non è visto come quello più adatto.
Il candidato adatto è colui (o colei) che indossa quel lavoro come fosse fatto su misura, non deve stargli né troppo largo né troppo stretto. Questo a più buon ragione quando si parla di piccole realtà, come l’esempio dello studio medico fatto da Teresa G., in cui il dipendente si integra quasi come in una famiglia. Ebbene allora mettiamoci nei panni del datore di lavoro: prendereste una persona che si “accontenta” di stare da voi? Sicuramente no. Il datore di lavoro cerca personale che sia contento e non veda quel lavoro come un ripiego. Come dargli torto?

Spesso tuttavia ci si trova nella situazione di desiderare un posto di lavoro anche molto meno qualificato dei precedenti, le motivazioni possono essere molteplici (ci si è trasferiti, si vuole un lavoro più “tranquillo”, ci si reinserisce dopo una maternità o una malattia, si è stati licenziati e si è disponibili a tutto pur di lavorare e guadagnare)… Nelle prossime settimane scriverò quindi un articolo con dei consigli su come muoversi in queste situazioni, come comportarsi quindi quando ci si candida e si fa un colloquio per una posizione sottodimensionata per le proprie esperienze e per la propria preparazione. Intanto, spunti di riflessione, esperienze e consigli sono ben accetti.




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