Perché in Italia scarseggiano le professionalità artigiane?

Un tempo, si era soliti dire: “impara l’arte e mettila da parte”. Oggi, sembra proprio che, questo vecchio adagio, sia ritornato alla ribalta. L’Italia, infatti, soprattutto il Mezzogiorno, “pullula” di laureati disoccupati o nella migliore delle ipotesi, sfruttati in nome di un pezzo di carta che recita “Dottore in…”


Nel corso del tempo, infatti, si è assistito ad un progressivo spostamento dell’ago della bilancia dai lavori manuali a quelli intellettuali, tanto che oggi, alcuni mestieri come il sarto, il falegname, il cuoco o l’elettricista, sono a rischio d’estinzione. Secondo un rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato, infatti, le imprese sono a corto di professionalità artigiane. Al primo posto, nella lista dei mestieri, per così dire, “dimenticati” ci sono gli installatori di infissi e serramenti, ma la lista è lunga e conta ben 68 figure professionali, tra cui panettieri, pastai, tessitori, maglieristi, pavimentatori, sarti, parrucchieri, falegnami, cuochi, ecc.

A questo punto, sorge un ragionevole dubbio. E’ possibile che la penuria di figure tecniche sia solo figlia di una visione distorta dei mestieri manuali? Anche perché l’Italia, tra i paesi più industrializzati, continua ad essere quello con il minor numeri di laureati, eppure, registra un alto tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni, ovvero il 25,9% a fronte del 20,2% della media Ue.

Oggi, ciò che spaventa di più i giovani, laureati e non, è sicuramente il fattore tempo. Noi tutti sappiamo che a 30 anni si è considerati già vecchi per il mondo del lavoro, anche perché a furia di stage i neolaureati sono cresciuti, ma senza avere la possibilità di essere assunti in pianta stabile. La disfunzione, allora, non viene dall’esubero di laureati, ma dalla poca correttezza da parte delle aziende, se pur autorizzate dallo Stato, ad assumere stagisti su stagisti. Sono poche le aziende che dopo lo stage, infatti, garantiscono l’assunzione.

Quel che non si dice, è che anche il lavoro di bottega richiede dei tempi di inserimento piuttosto lunghi e una gavetta il più delle volte poco retribuita.



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