Per migliorare nel lavoro, è meglio chiedere un consiglio o un parere?

I feedback si rivelano tendenzialmente generici, mentre i suggerimenti prospettano soluzioni concrete. Ecco perché chiedere un consiglio può fare la differenza nella tua carriera

Anche se credi di essere bravo ed hai sufficiente stima di te stesso, ti sarà capitato, almeno una volta nella vita, di dubitare di quello che stavi facendo al lavoro. Come te la sei cavata? Hai aspettato che le incertezze si dissolvessero da sole o hai chiesto aiuto a qualcuno?


Chiedere aiuto alle persone giuste

Dal nostro modesto punto di vista, non avere troppe verità in tasca denota – oltre che un’apprezzabile dose di umiltà – una certa apertura mentale, che può spianare la strada a cambiamenti importanti. A patto che si chieda aiuto alle persone giuste e non ci si limiti a mettere acriticamente in pratica ciò che gli altri ci suggeriscono di fare. Ogni supporto esterno deve essere vagliato con attenzione perché, per quanto buone possano essere le intenzioni delle persone che interpelliamo, solo noi possiamo sapere qual è la soluzione più opportuna da adottare. Per migliorare al lavoro, occorre sicuramente interfacciarsi con gli altri, ma qual è la modalità vincente? E’ meglio chiedere un consiglio o un parere? Vediamo cosa dice la scienza.

A dare una risposta abbastanza netta è stata la Harvard Business Review, la nota rivista britannica che pubblica i risultati degli studi condotti dai ricercatori della Harvard Business School. Che, tra le tante cose, si sono ad un certo punto chiesti se ad incidere maggiormente sulla qualità delle prestazioni professionali fossero i consigli o i cosiddetti “feedback”. La risposta fornita dagli esperti non lascia spazio a fraintendimenti: i consigli hanno un’efficacia nettamente superiore, mentre i pareri tendono a rimanere inascoltati perché non centrano appieno le questioni e si presentano sotto forma di valutazioni vaghe e generiche.

I 3 esperimenti che dimostrano l’efficacia di un buon consiglio

I ricercatori della Harvard Business School lo hanno certificato dopo aver condotto tre esperimenti che hanno coinvolto soggetti diversi.

Primo esperimento

Il primo campione ad essere interpellato è stato una delegazione di 200 soggetti ai quali è stato chiesto di fornire degli input su una lettera di presentazione, per una posizione di tutor, scritta da uno di loro. Le persone che dovevano esprimere un parere si sono limitate a fare delle considerazioni generiche in termini tendenzialmente positivi, mentre quelle che dovevano fornire dei suggerimenti hanno analizzato con più puntiglio il testo senza lesinare critiche. Stando a quanto rilevato dagli esperti britannici, i dispensatori di consigli hanno individuato molte più aree di miglioramento (+34%) e hanno fornito molti più spunti relativi alla possibilità di rendere la lettera più efficace e competitiva (+56%).

Secondo esperimento

Risultati speculari sono stati riscontrati anche a conclusione del secondo esperimento che ha chiamato in causa più di 190 dipendenti americani ai quali è stato chiesto di pronunciarsi sulla performance di un loro collega che doveva progettare nuove strategie di marketing. Ancora una volta, coloro che hanno fornito pareri sono rimasti sul generico ed hanno dimostrato molta più clemenza rispetto a chi, vestiti i panni del consigliere, ha invece fatto le pulci al lavoro del collega.

Terzo esperimento

La terza conferma è arrivata infine dall’indagine condotta su un campione di studenti di scienze dell’educazione ai quali si è prospettata la ghiotta opportunità di esprimere un giudizio sui loro docenti. Analogamente a quanto descritto sopra, anche gli studenti (di nazionalità diverse) hanno dato il loro meglio quando hanno consegnato dei consigli specifici, mentre si sono rivelati meno efficaci e stimolanti quando hanno fornito dei feedback. Nello specifico, gli intervistati ai quali è stato chiesto di dare dei consigli ai loro insegnanti, hanno mostrato una spiccata capacità critica che li ha portati ad individuare lacune didattiche abbastanza vistose e a proporre soluzioni di facile realizzazione.

Perché è meglio chiedere un consiglio che un parere

Appurato dunque che, per migliorare nel lavoro, è meglio ricevere un consiglio che un parere, cerchiamo di capire qual è la spiegazione che gli studiosi danno di questo fenomeno. Il concetto di feedback implica quello di valutazione che, a scuola, viene espressa in voti e, al lavoro, in promozioni o demansionamenti. Le persone alle quali viene chiesto di esprimere un giudizio su qualcun’altro tendono a concentrarsi su quello che ha fatto e non su quello che potrebbe fare. Ecco perché gli input forniti dai “dispensatori di feedback” hanno rivelato una connotazione meno critica e propositiva.

Al contrario, quando si chiede a qualcuno di dare un consiglio, lo sforzo che fa è quello di guardare avanti e di non piangere sul cosiddetto “latte versato”. Detto in altre parole: se chiederai ad un collega di esprimere un giudizio su un tuo progetto, stai pur certo che tenderà a complimentarsi con te (a meno che non sia un completo disastro) liquidandoti con una bonaria pacca sulla spalla; mentre se gli chiederai di darti un consiglio, si sentirà più coinvolto e responsabilizzato ed inizierà a scandagliare con grande scrupolo il progetto, aiutandoti concretamente a migliorarlo. Chi dà un parere tende, insomma, a rimanere ancorato a quello che è stato e non si può più cambiare; mentre chi dà un consiglio preferisce guardare avanti e concentrarsi sulle opportunità che si prospettano.

Se pensi che sia arrivato il momento di dare una sferzata alla tua carriera, affidati alle persone giuste e formula correttamente la tua richiesta di aiuto. I feedback che ti consegneranno potrebbero stimolarti ben poco, mentre i loro consigli potrebbero fare la differenza. Concediti l’opportunità di crescere e mettiti all’ascolto di chi può portarti a scrutare l’orizzonte in maniera nuova. Stando a quanto registrato dagli scienziati, è questa la strada maestra che può aiutarti ad arrivare lontano.



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