Pensioni, stop alle penalizzazioni

Ritirarsi prima dal mercato del lavoro non sarà più una "fregatura"

Nonostante fossero perfettamente a conoscenza del fatto che avrebbero percepito una pensione decurtata, sempre più italiani hanno scelto, negli ultimi anni, di uscire anticipatamente dal mercato del lavoro. Ovvero di andare in pensione prima dei 62 anni indicati dalla legge come limite minimo. Con conseguenze evidenti sui loro assegni mensili che sono risultati più leggeri di quanto sperato. Ma qualcosa è recentemente cambiato grazie all’ultima legge di Stabilità che ha detto stop alle penalizzazioni.


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image by racorn

Partiamo dalla legge Fornero approvata nel dicembre 2011 che contemplava, tra le altre cose, una riduzione dell’importo pensionistico per gli under 62. In pratica: i lavoratori che, per varie ragioni, avevano scelto di ritirarsi anticipatamente dal mercato occupazionale (usufruendo del solo requisito contributivo), hanno dovuto rinunciare a una parte della loro pensione. Tali penalizzazioni – calcolate in percentuale in base agli anni di pensionamento anticipato – sono state recentemente cancellate dall’ultima Legge di Stabilità. Con grande soddisfazione dei circa 28 mila pensionati italiani (22 mila dei quali sarebbero donne) che potranno adesso intascare importi più rotondi.

Ma non facciamoci troppe illusioni: la misura – entrata in vigore dal primo gennaio 2016 e che durerà fino al 2018 – non prevede, infatti, il recupero degli arretrati. Ciò che, in pratica, non è stato percepito dal 2012 ad oggi, non verrà corrisposto neanche adesso agli ex lavoratori. E se, in alcuni casi, lo stop alle penalizzazioni comporterà un incremento interessante dell’assegno mensile; in altri casi, invece, si tradurrà nell’aumento di poche decine di euro al mese. Qualche esempio? Un lavoratore uscito dal mercato nel 2014 a 58 anni (con una penalità stimata al 6%) intascando 2.500 euro lordi al mese, percepirà 140 euro in più. Mentre chi è andato in pensione a 60 anni (con una penalità inferiore) potrà contare su incrementi ben più contenuti, pari a circa un terzo di quanto indicato prima. Secondo una ratio che – come è facile capire – favorisce soprattutto coloro che hanno anticipato di molto la data del pensionamento.



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