Pensioni: incremento assegni nel 2017 e cosa cambia per il 2018

Sono aumentati gli importi degli assegni di pensione del 7,1% nel 2017. Vediamo le novità e che cosa cambia per le pensioni nel 2018.

Le pensioni liquidate nel 2017 sono aumentate del 7,1% arrivando ad importo medio di pensione pari a 1.039 euro contro i 970 del 2016. Coloro che godono delle pensioni più alte sono i dipendenti con un assegno di 1.293 euro, subito dopo gli artigiani con 1.009 euro di pensione. La cifra scende in picchiata per i parasubordinati la cui pensione media e solamente di 221 euro.


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Differenze tra pensione di anzianità e di vecchiaia

Si fa spesso confusione tra pensione di anzianità e quella di vecchiaia ma sono destinate a soggetti con diversi requisiti. Vediamoli.

  • Pensione di anzianità. Fino al 31 dicembre 2011 coloro che avevano diritto alla pensione di anzianità dovevano raggiungere “una quota data dalla somma tra l’età anagrafica minima richiesta e almeno 35 anni di contributi” specifica l’Inps. Coloro che all’epoca aveva raggiunto il diritto possono ancora usufruirne nonostante la soppressione della pensione di anzianità data dalla Riforma Monti-Fornero. Ma è ancora possibile richiederla nel caso si siano raggiunti al  31 dicembre 2011 i requisiti previsti dalla legge.
  • Pensione di vecchiaia. Possono invece richiedere la pensione di vecchiaia coloro che raggiungono una determinata sogli di età anagrafica indipendentemente dal versamento dei 20 anni di contributi all’Inps. Di conseguenza il requisito richiesto è solamente quello relativo all’età anagrafica per poter andare in pensione.

Pensioni: cosa cambia nel 2018

Se il 2017 ha visto un incremento del 17,7% rispetto al 2016 degli assegni sociali, delle prestazioni concesse dall’Inps ai cittadini che superavano i 65 anni e sette mesi di età anagrafica che si trovano in situazioni economiche disagiate questo tipo di prestazione potrà ancora essere richiesto da coloro che non hanno un reddito o comunque  inferiore ai 5.824,91 euro annui dai cittadini italiani o stranieri con permesso di soggiorno lungo. Un’altra novità sulle pensioni del 2018 è quella che, secondo la circolare 186 del 2017 dell’Inps, verrà applicata una trattenuta sugli assegni di gennaio e febbraio di quest’anno per il recupero del conguaglio di perequazione riferito all’anno 2015 mentre non ci sarà alcun conguaglio per il 2017. Inoltre, dal primo gennaio di quest’anno, grazie allo sblocco della rivalutazione degli assegni di pensione erogate dai vari enti previdenziali (escluse quelle superiori ai 3.012 euro lordi), aumenterà dell’1% l’importo delle pensioni.

Pensione anticipata, Ape sociale e Ape volontaria: come andare in pensione 3 anni prima

Esistono tre soluzioni, nel caso si abbiano determinati requisiti, per poter andare in pensione 3 anni prima del previsto e sono:

  • Pensione anticipata 2018: grazie alla Legge Fornero, sarà possibile andare in pensione, anziché a 66 anni e 7 mesi, tre anni prima ossia a 63 anni e sette mesi. Oltre al requisito delle’età anagrafica sarà necessario avere almeno 20 anni di contributi e un assegno lordo mensile almeno di 1.268 euro lordi mensili.
  • Ape sociale o anticipo pensionistico è un’altra possibilità per poter andare in pensione con tre anni di anticipo. Questo è un assegno di pensione erogato dallo Stato fino al raggiungimento della vera e propria pensione di vecchiaia.
  • Ape volontaria. Anche in questo caso, come per l’Ape Sociale, sarà possibile godere della pensione fino a tre anni prima di quella effettiva attraverso una sorta di prestito erogato dalle banche aderenti che dovrà poi essere restituito attraverso una trattenuta sull’assegno della pensione di vecchiaia pagando degli interessi.

Pensione casalinghe 2018

Questo genere di pensione potrà essere richiesto dalle persone (sia donne che uomini) le quali si occupano della gestione della propria famiglia a titolo gratuito. Dal 1997, infatti, è stato istituito un fondo dedicato alle casalinghe al quale possono iscriversi soggetti di età compresa tra i 16 e i 65 anni di entrambi i sessi alle seguenti condizioni:

  • Il loro lavoro all’interno del nucleo famigliare non sia retribuito;
  • non percepiscano una pensione diretta;
  • non abbiano un lavoro full time (né dipendente né autonomo).

La pensione casalinghe potrà essere richiesta anche nel caso svolgano un lavoro part-time. Questo solo se gli orari tra quello casalingo e quello esterno alla famiglia siano conciliabili.




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