Pensione: per ottenerla, le donne dovranno lavorare 22 mesi in più

Non si potrà smettere di lavorare prima dei 65 anni e se si ha avuto la sventura di nascere nel 1953, le cose rischiano di complicarsi ulteriormente

Quello che sta per arrivare non si preannuncia un anno facile per le lavoratrici italiane ingolosite dall’idea di andare in pensione. Il combinato di più fattori minaccia, infatti, di rimandare non di poco (almeno in alcuni casi) la data del loro agognato pensionamento. Nel 2016 scatterà il gradino previsto dalla Legge Fornero per la pensione di vecchiaia delle donne e slitterà per tutti (anche per gli uomini) di 4 mesi l’età pensionabile per via dell’aumento della speranza di vita. In pratica: visto che viviamo più a lungo, è fisiologico che si lavori anche di più, per mettere in tasca un assegno che rischia, però, di diventare sempre meno rotondo. Ma procediamo con ordine.


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image by tmelnikova

Lo scatto previsto dalla Legge Fornero interessa, come già detto, solo le donne per le quali si prospettano 22 mesi di lavoro in più prima di andare in pensione. Le lavoratrici dipendenti del settore privato non potranno, infatti, più smettere di lavorare a 63 anni e 9 mesi (come accaduto fino ad oggi), ma a 65 anni e 7 mesi. E ancor peggio andrà alle lavoratrici autonome che non potranno godere della pensione di vecchiaia prima di aver compiuto 66 anni e 1 mese. Secondo gli esperti della materia, le più penalizzate saranno le nate nel 1953: coloro che nel 2016 spegneranno la 63esina candelina. Perché? Perché nel 2018, quando avranno raggiunto l’età di 65 anni e 7 mesi che consentirebbe loro di smettere di lavorare, scatterà un nuovo “scalino” che allontanerà nuovamente la data del loro pensionamento. E come se non bastasse, nel 2019, dovranno fare i conti con un nuovo adeguamento legato al presunto allungamento della vita. In pratica, queste “sventurate” lavoratrici rischiano di rincorrere la pensione fino al 2010 quando di anni ne avranno già più di 67.

Ma le novità pensionistiche non riguardano solo le donne. L’aumento delle aspettative di vita ha, infatti, convinto i tecnici a ritardare di 4 mesi l’età pensionabile per tutti. Così che, dal 2016, gli uomini potranno andare in pensione a 66 anni e 7 mesi. E chi volesse farlo prima, ricorrendo alla pensione anticipata? Potrà farlo solo se ha 42 anni e 10 mesi di contributi alle spalle (41 anni e 10 mesi per le donne), altrimenti dovrà rassegnarsi a continuare a lavorare. In attesa di percepire una pensione che si preannuncia più “leggera” di quanto preventivato. Le nuove misure inserite nella Legge di Stabilità, che prevedono una riduzione del coefficiente per la quota delle pensioni degli uomini, dovrebbero tradursi infatti in assegni meno pesanti, con importi scesi del 13% rispetto a quelli percepiti dai lavoratori andati in pensione nel 2009.




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