Pensione di reversibilità: cos’è, a quanto ammonta e chi ne ha diritto

Vediamo in questa guida cos'è la pensione di reversibilità, chi ne ha diritto, come presentare la domanda, a quanto ammonta l'assegno e quando si perde il diritto.

La pensione di reversibilità è il trattamento economico erogato dall’INPS ai parenti di un lavoratore o di un pensionato deceduto anzitempo. Si tratta, in pratica, della cosiddetta pensione dedicata ai “superstiti”. Ma a quanto ammonta? E chi ne ha diritto? Scopriamolo assieme.


Cos’è la pensione di reversibilità

Le pensioni destinate ai superstiti possono essere di due tipi e si differenziano in base a quando è avvenuto il decesso, ovvero se in età da lavoro o durante il pensionamento. In particolare:

  • La pensione di reversibilità viene erogata se al momento del decesso il defunto percepiva una pensione di vecchiaia, anticipata, di invalidità o di inabilità;
  • Se il defunto, invece, era in età da lavoro, è necessario che abbia versato almeno 15 anni di contributi in tutta la sua vita assicurativa o almeno 5, di cui 3 nei 5 anni precedenti al decesso.

Chi ne ha diritto

Come comunicato dall’INPS attraverso il suo sito web, la pensione di reversibilità spetta alle seguenti categorie di persone:

  • Coniuge, anche se separato o divorziato. In quest’ultimo caso, però, il coniuge deve essere titolare dell’assegno periodico divorziale, non deve essere convolato in nuove nozze e la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto deve essere antecedente alla data della sentenza con la quale viene pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio; In caso di separazione, invece, se quest’ultima è da addebitarsi al superstite, per ricevere la pensione di reversibilità deve risultare titolare di un assegno di mantenimento stabilito dal Tribunale;
  • Con l’entrata in vigore della legge del 20 maggio 2016, n. 76, a partire dal 5 giugno 2016, inoltre, il diritto alla pensione ai superstiti è riconosciuta anche al componente superstite dell’unione civile, ma non a conviventi o coppie di fatto. In questo caso la pensione percepita ammonterà al 60% di quella del defunto, salvo il caso in cui non vengano superate le soglie di reddito previste;
  • Figli, legittimi, legittimati, adottivi, affiliati, legalmente riconosciuti, naturali, giudizialmente dichiarati o nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge.

In questo ultimo caso la pensione di reversibilità potrà essere riconosciuta purché al momento del decesso si presenti una delle seguenti condizioni:

  • Figli minorenni;
  • Studenti frequentanti la scuola media superiore, con un’età compresa tra i 18 e i 21 anni, che siano senza lavoro e a carico del genitore;
  • Studenti universitari, senza lavoro e a carico del genitore, per la durata legale del corso di studi e comunque non oltre il compimento del 26° anno di età del superstite. Se quest’ultimo inizia a lavorare si vedrà sospesa la prestazione di reversibilità, qualunque sia il reddito percepito, tranne il caso in cui sia inferiore a 8482,11 euro all’anno;
  • Figli inabili, ovvero con problemi mentali o fisici.
  • Nipoti minori, anche se non affidati formalmente, purché alla data del decesso siano a carico dei nonni. Nel caso in cui il nipote, per esempio, decida di rinunciare all’eredità, non viene comunque precluso il diritto di percepire la prestazione di reversibilità;
  • Se il deceduto non ha né coniugi né figli, la reversibilità può essere riconosciuta ai genitori, purché quest’ultimi abbiano almeno 65 anni, non siano titolari di pensione e risultino a carico del figlio al momento del decesso;
  • In assenza di altre figure, il diritto passa a fratelli e sorelle celibi o inabili, anche se minorenni, purché a carico del defunto.

Come presentare domanda

La richiesta della pensione di reversibilità all’INPS può avvenire attraverso una delle seguenti modalità:

  • Attraverso il sito INPS, solo per i possessori di PIN dispositivo;
  • Contact center, chiamando al numero 803 164 gratuitamente da rete fissa o 06 164 164 da cellulare;
  • Patronato e intermediari dell’Istituto.

A quanto ammonta la pensione di reversibilità

La decorrenza di tale prestazione scatta il mese successivo alla morte del lavoratore o del pensionato e spetta in “una quota percentuale della pensione già liquidata o che sarebbe spettata all’assicurato“. In particolare, si tratta di importi variabili in base alla situazione famigliare del defunto e le aliquote previste sono le seguenti:

  • 60% per il coniuge senza figli;
  • 80% per il coniuge con un figlio;
  • 100% per il coniuge con 2 o più figli.

Nel caso in cui abbiano diritto alla pensione i figli, i genitori o i fratelli o sorelle del defunto, invece, le aliquote di reversibilità sono le seguenti:

  • 70% per un figlio;
  • 80% due figli;
  • 100% tre o più figli;
  • 15% un genitore, 30% due genitori;
  • 15% un fratello o sorella, 30% due fratelli o sorelle e 15% in più per ogni fratello o sorella aggiuntivo, fino ad arrivare al 100% in presenza di 7 fratelli o sorelle.

Gli importi di reversibilità possono essere cumulati con gli altri redditi dei beneficiari purché non vengano superati i limiti stabiliti con la tabella F della legge n.335 dell’8 agosto 1995.

Questi limiti non vengono invece applicati se nel nucleo famigliare del beneficiario facciano parte figli minori, studenti o inabili, che vengono individuati in base alla disciplina dell’Assicurazione Generale Obbligatoria.

Quando si perde il diritto alla reversibilità

In alcuni casi particolari si può perdere il diritto alla pensione di reversibilità, ovvero:

  • Il coniuge passa a nuove nozze;
  • Viene meno lo stato di inabilità della persona titolare della prestazione;
  • I figli frequentanti l’università terminano o interrompono il loro percorso di studi;
  • I figli hanno raggiunto i 26 anni;
  • I fratelli e le sorelle non sposati convolano a nozze o percepiscono un’altra pensione;
  • Quando il titolare di APE sociale o pensione anticipata diventa titolare di una pensione di reversibilità perde il diritto alle prestazioni di natura assistenziale. Quest’ultime, infatti, vengono revocate appena si inizia a percepire la pensione ai superstiti.

La pensione di reversibilità, quindi, non è una prestazione che dura per sempre, ma sicuramente rappresenta un valido aiuto per i parenti dei lavoratori e pensionati deceduti. Per avere maggiori informazioni in merito vi consigliamo comunque di dare un’occhiata al sito ufficiale dell’INPS.

 




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