Pensionati, in 15 anni crollo del potere d’acquisto. Spi-Cgil: “E’ una patrimoniale”

Andare in pensione presto non è forse questo gran vantaggio. E’ quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dal sindacato Spi-Cgil (il Sindacato pensionati degli aderenti alla Cgil) . Il potere d’acquisto dei pensionati sarebbe diminuito in media del 33% negli ultimi 15 anni. Un “crollo vertiginoso” rispetto all’economia reale. Ad aggravare la situazione, secondo il sindacato, ci si è messa anche la Riforma Fornero, che ha bloccato le rivalutazioni (già piuttosto basse) degli importi delle persone a circa sei milioni di destinatari togliendo a questi ultimi 1.135 euro nel periodo 2012-13.


Non andrà meglio nel 2013, anzi: tra tasse e aumenti delle tariffe, i costi per ogni pensionato aumenteranno di oltre 2000 euro, il 20% in più rispetto al 2012. Secondo il segretario del sindacato Carla Cantone, si può parlare di “patrimoniale sui pensionati”. In aggiunta a tutto questo, va preso in considerazione sia l'aumento del costo della vita, sia il forte incremento della disoccupazione, che in molti casi ha costretto i pensionati (che vedono diminuire il loro potere d’acquisto) a mantenere figli  e nipoti, a causa del fatto che questi ultimi hanno perso il loro posto di lavoro e faticano enormemente a trovarne un altro.

Se questi dati possono essere uno stimolo ad accettare di andare in pensione più tardi, va detto che in Italia “riuscirci” appare una pratica assai ardua. In un paese che sono in molti a giudicare come affetto da un giovanilismo che per giunta non riesce nemmeno a sortire gli effetti che dovrebbe (favorire i giovani), se si perde lavoro dopo il 35 anni, ritrovarlo diventa un’impresa quasi impossibile. Se lo si perde dopo i 40, manco a parlarne. Ovviamente non sempre è così, ma il fatto che esistano associazioni nate appositamente con lo scopo di contrastare la disoccupazione adulta è un segnale a dir poco lampante della reale situazione.



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