Pause sul lavoro gratis: scontro tra azienda e sindacato nel bellunese

La vicenda, portata alla ribalta delle cronache dal Corriere delle Alpi, vede contrapposte un’azienda del bellunese, la Joint & Welding di Sedico e la Fiom. In mezzo, gli operai, a quanto pare quasi tutti vicini all’azienda.  La storia ha a che fare con le pause sul lavoro, trasformate, almeno momentaneamente, da retribuite in gratuite. La crisi ha colpito anche l’impresa di Eddi Dalla Rosa. La sua attività consiste nel produrre laminati in metallo e per portarla avantri si avvale di una trentina di dipendenti. Il calo del fatturato ha portato l'azienda ad una sorta di punto di non ritorno. Una volta arrivati "lì", o si chiude o si trova qualche espediente utile ad andare avanti.


E così, la proprietà aziendale avrebbe fatto firmare ai dipendenti un documento attestante la volontà di questi ultimi a lavorare “mezz’ora gratis” a fronte di uno stipendio pari a quello solito. Una cosa ritenuta “illegale” dalla Fiom, che ha fatto ricorso all’ispettorato del lavoro. Dal canto suo Dalla Rosa,  ha spiegato che, uno, “Non è che si lavora mezz'ora in più: non si pagano le pause” e due  “i dipendenti non hanno firmato nulla, è stato un accordo verbale, per alzata di mano. Solo due hanno detto no”. Le sue parole, riportate da Il Sole 24 ore, descrivono un tipo di accordo privato che  tra lavoratori e aziende in difficoltà sarebbe ormai piuttosto diffuso, facendo di necessità virtù. Va poi aggiunto che Dalla Rosa ha anche dichiarato di avere tutta l’intenzione di “rimborsare” gli operai a fine anno, nel caso il mercato riprendesse ad essere performante.

La Fiom ha invece posto un problema, per così dire, strutturale. C’è infatti una questione di rispetto del contratto nazionale di lavoro, che prevede le 8 ore, senza una “mezz’ora gratis”, come ha fatto notare Benedetto Calderone, il sindacalista convocato dall’azienda in questione, prima che quest’ultima si rivolgesse direttamente agli operai. La rappresentanza dei metalmeccanici ha parlato inoltre di “concorrenza sleale” verso le altre aziende. Provando a ragionare, la vicenda sembra configurarsi primariamente come una sorta di scontro di esigenze e di motivazioni, sacrosante da entrambe le parti. Si è perso il conto di quante giuste battaglie abbia condotto la Fiom. Un sindacato, per sua stessa essenza, non può non combattere una situazione lavorativa che ritiene ingiusta o addirittura illegale, come la Fiom in questo caso. Questo tipo di lotta è, fondamentalmente, il motivo per cui un sindacato esiste.

Tante volte però, la realtà  delle cose rivela aspetti della stessa situazione che finiscono per legare e indirizzare obbligatoriamente le azioni degli attori coinvolti, malgrado le loro buone intenzioni. Per quanto è dato conoscere infatti, Dalla Rosa non appare per nulla quel tipo di imprenditore che cerca di sfruttare a suo vantaggio condizioni  di eccezionalità negativa generate dall’interminabile crisi economica. Anzi, certamente sempre per quel che è dato conoscere, ma appare essere l’esatto contrario, vale a dire una persona normalissima, che cerca in tutti i modi di salvare la sua azienda ed i dipendenti che ci lavorano (famiglie comprese), arrivando a proporre accordi magari un po’ “al limite” ma ritenuti irrinunciabili se si vuole proseguire l’attività in essere. Per il bene di tutti, c’è quindida augurarsi che, in qualche modo, si riesca a raggiungere un accordo proficuo tra le parti.



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